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LUIGI STURZO, Servire e non servirsi.

La prima regola del buon politico.

LUIGI STURZO, Servire e non servirsi.

 

Luigi Sturzo, Servire e non servirsi. La prima regola del buon politico. Soveria Mannelli, Rubettino, 2015, pp.79.

 

Recensione di Antonino Iacoviello*

 

Prefazione di Giovanni Palladino – Postfazione di Marco Vitale

 

1. Il libro raccoglie alcuni scritti di Luigi Sturzo, tutti del periodo successivo al suo lungo esilio, riferiti al tema della “questione morale”, e in particolare, della moralizzazione della vita pubblica, ritenuta da Sturzo indispensabile per la soluzione dei problemi politici, economici e sociali di qualsiasi Paese.

Luigi Sturzo, sacerdote, uomo di pensiero ma anche di azione, offre al lettore la testimonianza di una completa dedizione al bene, e di una vita spesa a sollecitare ed orientare il contributo dei cattolici alla vita pubblica.

Secondo il pensiero sturziano, certamente meritevole di ulteriore considerazione nell’epoca contemporanea, l’impegno in politica è una assunzione di responsabilità di fronte alla propria coscienza e un dovere di cittadino; per un cattolico, è inoltre l’impegno a testimoniare, senza ostentazione, i valori del cristianesimo nella vita pubblica.

Ai cattolici impegnati in politica è richiesto di portare nella vita pubblica una concezione religiosa della vita e di affrontare le sfide imposte dalla società ispirati dalla morale cristiana: secondo Sturzo, la morale è una, ed è quella che deriva dalla natura stessa dell’uomo che è natura razionale.

Ogni elaborazione di programma, ogni fede politica hanno quella rappresentanza morale che la forza del pensiero stesso, l’unione degli uomini che vi aderiscono, la combattività delle forze che necessariamente si sprigionano vanno determinando; pertanto, occorre che i cattolici si interessino della vita pubblica, lavorino, parlino, facciano propaganda, offrendo la loro testimonianza di moralità pubblica come modello che possa essere apprezzato e condiviso dalla maggior parte delle persone.

In tal modo, è possibile formare una opinione pubblica convergente sulla soluzione morale dei problemi politici.

Proprio nella costante affermazione della fondamentale importanza della moralizzazione della vita pubblica, in difesa della libertà in tutti i settori della società, sembra potersi sintetizzare il nocciolo duro del pensiero sturziano, unitamente alla convinzione – pienamente condivisibile – che l’impegno dei cattolici deve riguardare i singoli e non la Chiesa.

Il libro, come indicato nella Prefazione di Giovanni Palladino, ha l’obbiettivo di “ricordare una verità storica dimenticata e di ricordare una opportunità storica perduta”.

La verità storica dimenticata è che il problema della “questione morale” fu sollevato per la prima volta proprio da Sturzo sul finire del 1946, con l’articolo pubblicato sul giornale “L’Italia” che apre il libro.

L’opportunità storica perduta è, invece, la mancata valorizzazione del pensiero sturziano da parte della democrazia cristiana; secondo il giudizio dell’Autore della Prefazione, i valori del popolarismo sturziano “non sono mai stati mantenuti vivi dal vertice della DC e in particolare dalla sua ala sinistra, che in coerenza con la sua cultura statalista non ha mai portato il pensiero sturziano alla base del partito, né ha fatto una politica ispirata dal popolarismo”.

Il tema comune a tutti gli scritti raccolti nel volume è la grande importanza che Sturzo attribuiva alla necessità di applicare la morale cristiana alla vita pubblica, per arginare l’immoralità pubblica e privata che egli già denunciava negli anni cinquanta.

L’iniziativa editoriale appare utile a stimolare la riflessione sui principi fondamentali del popolarismo italiano in un momento storico in cui sembra che la cultura democratico – cristiana rappresenti ancora un riferimento solido per la tenuta del sistema istituzionale.

I recenti fatti di cronaca istituzionale, ed in particolare l’elezione del Presidente della Repubblica e la fase di transizione del sistema politico italiano che vede vacillare le aggregazioni consolidatesi negli ultimi venti anni, hanno messo in evidenza la rilevanza della tradizione politica democratica e moderata.

In tale contesto, il libro offre una preziosa possibilità di approfondimento del pensiero del fondatore del partito popolare, che continua a caratterizzarsi per l’originalità e per la lungimiranza, in un periodo in cui si avverte la ricerca di solidi riferimenti culturali per indirizzare l’azione politica.

Gli scritti raccolti nel libro colpiscono per la forte attualità del pensiero dell’Autore: in particolare, la battaglia per la moralizzazione della vita pubblica, intesa come testimonianza della “buona cultura”, è attuale ancora oggi così come pure “l’armamentario” proposto per il raggiungimento dell’obiettivo.

Di qui l’originalità della scelta editoriale, che fa seguito ad altre raccolte di scritti dell’Autore pubblicate dalla medesima casa editrice negli ultimi anni, e che si colloca tra quelle dedicate alla riscoperta e alla valorizzazione del pensiero e della tradizione culturale cristiano democratica.

2. Ben quattro dei dodici articoli raccolti nel libro hanno un titolo quasi uguale, che invita alla moralizzazione della vita pubblica.

L’invito è rivolto a tutti, ma principalmente ai democristiani impegnati nelle e nella pubblica amministrazione cui Luigi Sturzo chiede come primo e fondamentale dovere di impegnarsi ad osservare e far osservare la moralità pubblica, e di opporsi senza esitazione alla violazione delle leggi morali, senza tentennamenti.

Si tratta di inviti ad applicare la morale cristiana alla vita pubblica del Paese, senza ostentazione e senza ideologia.

Secondo il pensiero sturziano, “Coloro che concepiscono la morale puramente individualista e individuale, mancano della nozione vera di moralità che ha carattere collettivo e sociale. Infatti il nome viene da mos, costume, e indica il costume buono (l’altro, il cattivo, non sarebbe costume ma scostume o deviazione). La morale cristiana ha legato i rapporti fra gli uomini con i rapporti con Dio, dando alla morale razionale una sanzione religiosa, ed elevandola dal piano naturale a quello soprannaturale. Ma la morale è una ed è quella che deriva dalla natura stessa dell’uomo che è natura razionale. I democratici cristiani, che portano nella vita pubblica una fondamentale concezione religiosa della vita, non possono cedere sul terreno della morale, e sono in grado di fare appello agli altri che, senza essere cristiani praticanti, sentono nella loro coscienza l’impero della morale” (Moralizziamo la vita pubblica, “L’Italia”, 3 novembre 1946).

Gli altri scritti raccolti nel libro (discorsi parlamentari, articoli e corrispondenza epistolare), che pure affrontano il tema della questione morale, consentono di cogliere la straordinaria capacità di analisi che ha consentito all’Autore di individuare - già da oltre mezzo secolo – alcuni dei problemi che ancora oggi condizionano la società, tra cui il pericoloso rapporto tra la corruzione nella vita pubblica ed il decadimento del Paese e della società, e gli strumenti per la loro soluzione, ovvero una decisa azione di pulizia morale, politica e amministrativa, urgente ancora oggi.

“La nazione ha bisogno della rivalutazione della moralità della vita pubblica, in difesa della libertà integrale in tutti i settori della società. Solo così si potranno combattere lo statalismo, la partitocrazia, l’immoralità, che ne è allo stesso tempo causa ed effetto” (Richiamo al costume, “Gazzetta del Sud”, 12 aprile 1959).

“La colpa più grave degli individui e dei nuclei umani, nonché delle istituzioni, sarebbe quella di non avere fiducia di potere superare il male con il bene; il che, sarebbe l’indice della mancanza di fiducia nella libertà dono di Dio ed in Dio stesso, il donatore di ogni bene” (Economia e moralità, “Via aperta”, 10 agosto 1959).

Insomma, alla base di tutto ci deve essere la difesa della libertà, per tutti gli uomini, e la totale dedizione al bene e l’incondizionata fiducia nella Provvidenza per i cattolici.

3. Le pagine raccolte nel libro sollecitano il lettore ad interrogarsi sulla attuale situazione politico – istituzionale.

Oggi siamo in una fase di transizione, sia con riferimento alla politica che con riferimento alle istituzioni.

Ora come allora, “la ragione morale è spesso calpestata dalla ragione politica”.

Negli ultimi venti anni della storia nazionale, il sistema di partecipazione democratica alla vita delle Istituzioni ha subito dei mutamenti radicali.

Si è assistito ad un superamento del modello organizzativo dei partiti politici tradizionali, basato su un marcato radicamento territoriale e sull’appartenenza per aggregazione intorno ad un progetto culturale, o meglio ad una idea di società interpretata da uomini che ne curavano l’elaborazione e l’attuazione.

Il processo è stato indotto da eventi storici e non è stato governato.

In via di fatto, ora, si va affermando un modello organizzativo basato sull’idea dell’uomo solo al comando.

Ne è derivato un modello fondato sulla personalizzazione della politica, con conseguenze importanti: la prima, assoluta irrilevanza delle proposte programmatiche; la seconda, assoluta assenza di un progetto culturale per il miglioramento della vita in società; la terza, scollamento con il territorio e conseguente progressivo allontanamento dei cittadini dalla politica e sfiducia nelle Istituzioni; la quarta, fine del dibattito politico tra gli appartenenti al partito e del confronto politico tra i partiti.

Il consolidamento di tale modello ha inciso fortemente sull’identità culturale della società e sulla stabilità dell’azione politica.

Complessivamente, sembra che la politica abbia tradito uno dei suoi compiti fondamentali, da individuarsi nella capacità di assicurare risposte alle attese della società contemporanea, per divenire mera gestione del potere.

Ha rinunciato all’idea di programmazione e azione per lo sviluppo della società, concentrandosi sulla gestione dell’ordinario senza un progetto complessivo.

Tale scelta ha minato l’identità culturale della società italiana, facendo strada ad un individualismo che – ad avviso di chi scrive - ha compromesso la stabilità della società e del Paese (si pensi ad esempio ai temi etici, affrontati in via emergenziale e senza una visione d’insieme, ma lo stesso vale per i temi economici e di rilevanza sociale).

Manca un progetto comune che assicuri continuità all’azione politica e, sotto un diverso profilo, il modello organizzativo attuale della “offerta politica”, pur celandosi dietro una dissimulata estensione della partecipazione popolare, si è ridotto alla partecipazione di pochi: la gestione del potere è ormai ben lontana dal popolo e dal corpo elettorale, ed è concentrata in pochi “cerchi magici” intorno all’ “uomo solo al comando”.

4. Come ai tempi in cui scriveva Luigi Sturzo, sebbene in un contesto sociale profondamente diverso, sembra indifferibile una riflessione sulle possibili reazioni per riannodare il rapporto tra cittadini e Istituzioni e favorire un contesto culturale che possa risollevare il Paese, anche sotto il profilo dei valori condivisi.

Una risposta potrebbe certamente arrivare ancora una volta dall’associazionismo cattolico, che continua a rappresentare una forza sociale straordinaria che si è fatta carico di dare risposte in settori “caldi” (assistenza sociale, sanità, immigrazione, ecc.).

Ancora una volta, il pensiero di Sturzo, come pure l’invito ad interessarsi alla cosa pubblica rivolto dall’Autore ai cattolici ormai un secolo fa, potrebbe rappresentare la scintilla per un nuovo contributo dei cattolici alla vita pubblica.

Il libro, senza dubbio alcuno, concorre a porre solide basi per sollecitare l’attenzione dei lettori sulla necessità di un maggiore impegno dei cattolici italiani nella vita pubblica e, più in generale, sulla necessità di recuperare il valore alto del servizio politico, che deve mirare a favorire forme di aggregazione su idee e valori e non, come negli ultimi anni, su miopi obiettivi elettorali (“Il dovere di essere morali nella vita pubblica è superiore agli accorgimenti politici ed alle mire di successo – Moralizziamo la vita pubblica, “L’Italia”, 3 novembre 1946).

La riflessione sulla opportunità di una presenza organizzata dei cattolici nella politica italiana, naturalmente senza alcun coinvolgimento della Chiesa, appare ancora attuale.

Potrebbe essere una delle risposte alle domande di maggiore partecipazione e di maggiore coinvolgimento nella vita delle Istituzioni; l’ostacolo sembra però essere la mancanza di un progetto culturale intorno al quale tentare di realizzare l’unificazione dei cattolici in politica.

Le pagine di Sturzo indicano un progetto con al centro la persona teso alla effettiva realizzazione della solidarietà, della coesione sociale e soprattutto della difesa della libertà.

La costruzione e la successiva realizzazione del progetto richiedono, come allora, protagonisti animati dalla volontà di affermare un modello di società, e ancor più di umanesimo, ispirato dai valori e dall’antropologia cristiana.

I protagonisti devono essere i testimoni del progetto, per risultare credibili e per favorire un nuovo spirito di partecipazione che si traduca in una esperienza di identità culturale capace di sostituirsi all’attuale cultura dell’individualismo.

L’auspicio è che nel prossimo futuro sia possibile contare su forze intellettuali che si facciano carico di interpretare il nostro tempo e proporre un nuovo progetto etico – sociale, in grado di avviare un percorso che favorisca una più diffusa consapevolezza dell’identità culturale dei cattolici.

Si avverte l’esigenza di creare le condizioni per consentire al pensiero cattolico di incidere nella società, assicurando una sinergia delle migliori risorse intellettuali per offrire un punto di riferimento autentico nell’interpretazione del nostro tempo.

L’aggregazione di intellettuali cattolici consentirebbe di elaborare e diffondere una proposta culturale condivisa sulle principali questioni in discussione nel dibattito istituzionale e, più in generale, nel dibattito pubblico, capace di operare in modo realmente concorrenziale rispetto ad altre correnti di pensiero.

Potrebbe favorire una nuova aggregazione di uomini intorno ad una idea da realizzare, superando il modello attuale incentrato, al contrario, sull’esperienza di singoli uomini impegnati nella politica che operano praticamente a livello individuale, senza un confronto reale con la comunità di riferimento; in tal modo, sarebbe forse possibile tentare di recuperare il modello che prevedeva per ogni centro decisionale un centro di partecipazione attiva (Sezione di partito, Comune, Provincia, Regione, Parlamento nazionale, Parlamento europeo).

5. Gli scritti raccolti nel libro, e più in generale le riflessioni di Luigi Sturzo, hanno il pregio di sollecitare un “profondo esame di coscienza”, come già scrisse il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro in un messaggio inviato al Sindaco della città di Caltagirone in occasione dell’inaugurazione di un monumento a Luigi Sturzo, nel 1992, riportato per intero nella prefazione del libro.

Marco Vitale nella Postfazione ricorda che in uno dei suoi ultimi messaggi Sturzo ha affermato “Ho avuto sempre fiducia (e quindi speranza) nell’avvenire; un avvenire prossimo o remoto, che si realizzi me vivente o quando le mie ossa riposeranno in un cimitero, non importa; perché ho sentito e sento la vita politica come un dovere e il dovere dice speranza. Io credo nella provvidenza divina. Sono certo che la mia voce, anche se spenta, rimarrà ammonitrice per la moralità e la libertà nella vita privata”.

Quindi, efficacemente, scrive che “dalle pagine di questo libro la sua voce ammonitrice “urla”. Ed è un “urlo” che va ascoltato soprattutto dai giovani per dare loro il vero senso del dovere e la forza della speranza”.

Speriamo che “l’urlo” trovi un’ “eco” nelle coscienze e nei pensieri dei lettori e, più in generale, degli italiani “liberi e forti”.


 

 

* In corso di pubblicazione sulla Rivista giuridica del Mezzogiorno