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Istituzioni, persona e mercato

La persona nel contesto del liberalismo delle regole

Istituzioni, persona e mercato

La Chiesa custodisce, tra i suoi segreti, anche il “segreto sistema” globale per assicurare uno sviluppo, se non proprio armonioso, almeno il più sostenibile per la popolazione e per l’eco-sistema del pianeta?

Questo quesito totalizzante, definitivo e affascinante, che non sarà mai incluso in un progetto editoriale di Dan Brown, cattura i lettori di questo buon libro di Flavio Felice, giovane e brillantissimo professore di Economia, esperto cultore e divulgatore dell’Economia Sociale di Mercato (ESM), applicazione in economia della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC).

Il “segreto” meglio custodito del novecento sembra essere stato proprio questo: la Chiesa di Roma, da Leone XIII in poi, ha elaborato e contribuito a elaborare una dottrina sociale ed economica talmente raffinata e risolutiva, che è stata ed è ancora resa misteriosa da un combinato, articolato meccanismo internazionale di dissimulazione e nascondimento, che non ha precedenti nella storia accademica e nella storia della volgarizzazione scientifica.

Flavio Felice da anni s’impone di rompere questo silenzio assordante, con le sue opere, con l’insegnamento, con una crescente attività di divulgazione. Sempre una goccia nel mare, ma questo libro, come gli altri che ha scritto, è un fatto concreto e positivo, da registrare e diffondere.

La prima parte del testo prende in considerazione la prospettiva teorica dell’Economia Sociale di Mercato (ESC), individuando i suoi possibili nemici interni ed esterni. Si parla di Alfred Muller-Armak, economista scomparso nel 1978, che coniò l’espressione ESC. A lui dobbiamo anche la teorizzazione di un liberalismo incentrato sulla concorrenza, intesa come compito sociale al servizio della persona umana. Per la realizzazione di tale compito, Armak individua nelle istituzioni del sistema economico uno strumento necessario.

L’autore sottolinea come Muller- Armak non accettasse che la DSC fosse considerata una terza via fra capitalismo liberista e socialismo, in quanto non c’è possibilità di integrazione fra i due sistemi, perché finirebbero per definire una “economia di mercato sociale”, dove il protagonista sarebbe l’astratto mercato e non il concreto uomo. Rivendica, l’autore, l’originalità del pensiero che pone al centro e come fine dell’azione economica l’uomo e non altro che lo possa “sacrificare” su un qualche altare della necessità contingente, astrattamente incontestabile.

Con l’aiuto di un altro pensatore, stavolta un filosofo attivo nella prima metà del secolo, Alessandro Passerin d’Entrèves, Flavio Felice approfondisce i termini di quella pretesa di originalità, fondata sulla contestazione della dicotomia tra etica ed economia, che si risolve invece in una comunicazione armoniosa fra i due poli del pensiero, all’interno della DSC. Il mercato, l’impresa e il profitto possono e devono avere un senso, etico per l'appunto.

Con Melchiorre Delfico, economista del tardo settecento, Flavio Felice esplora temi originali del pensiero economico anche illuminista, radicati sul territorio e confrontati con la realtà delle leggi e delle istituzioni in modo positivo.

Il campione del pensiero origina e militante della Dottrina Sociale della Chiesa è rappresentato da Flavio Felice nel tratteggiare e lumeggiare l’opera di Luigi Sturzo, paladino della democrazia organica, contrapposta alle visioni organicistiche-istituzionalistiche della società e del ruolo determinante dei corpi intermedi che “ci consentono di inquadrare il meridionalismo sturziano nel contesto teorico della poliarchia e del principio di sussidiarietà verticale e orizzontale”.

Troverete esaminati nel libro di Flavio Felice documenti di approfondimento importanti sulla nozione di ordine sociale, dal Codice di Camaldoli del 1943, al Manifesto ordo-liberale della Scuola di Friburgo del 1936 e al Piano di BEVERIDGE del 1942 e ai suoi prodromi, come il Codice sociale di Malines del 1927 e del 1933.

Il libro conclude con un analisi attenta dell’enciclica “Caritas in veritate” del 2009, che pur non essendo un trattato di economia, pone un tassello importante per sorreggere la comprensione della necessità di unificare le diverse scienze umane sulla base di una comune antropologia, che assuma come essenziale tema di riflessione ”ciò che rende uomo l’uomo”. Dice l’autore in proposito: “…il “dono” appare come quella indispensabile dimensione del vivere che rende autenticamente umani i rapporti e, di conseguenza autenticamente umana l’esistenza. Il mercato è la tipologia sociale propria degli uomini liberi che consapevolmente “cum-petono” per ottenere insieme il miglior risultato possibile, in ordine all’allocazione di beni scarsi e disponibili; ciò che non è scarso e non è disponibile, ciò che non è economico, evidentemente non entra e non deve entrare nella logica del mercato.”

È un libro importante per tutti quei cattolici e per quei laici che non hanno percepito quale profondità di pensiero e di proposta politica, economica, sociale e giuridica sia nata e sia cresciuta un po’ clandestinamente dal pensiero cristiano di questo tempo che viviamo.

È un libro utile inoltre, per tutti coloro che coltivano le scienze sociali: economia, politica, storia, giurisprudenza.

È un libro che chiarisce meglio il termine e il ruolo delle Istituzioni, della loro genesi e del loro funzionamento.

Le Istituzioni come: “speciali costruzioni dell’intelligenza che… sappiano veicolare le energie e le spinte più imbarazzanti e perverse dell’uomo verso finalità socialmente positive”, ...la via istituzionale della carità ...a vantaggio di quell’idea alta della politica…”la prudente sollecitudine per il bene comune”.” In definitiva la via istituzionale della carità è la virtù di costruire la città dell’uomo”.

L’autore, con grande vigore e immaginazione, vuole rendere la scienza sociale un momento artistico del teorico e del teorico – pratico. Laddove la contingenza è il limite che è in noi, le Istituzioni sono il riscatto dal male, per il bene comune. Disegnare e far funzionare le Istituzioni: questa è l’opera d’arte per eccellenza alla costruzione della quale ogni uomo è chiamato a partecipare. “le istituzioni stanno ai fenomeni sociali come la Pietà di Michelangelo sta alla cava di Massa Carrara. Quel marmo era rimasto lì per sempre ovvero non sarebbe stato nobilitato. Le istituzioni sono la grande chance che abbiamo per sollevarci dalla contingenza e praticare la virtù della carità sociale.” Un eccellente libro per un irrinunciabile programma.

 Leggetelo!

 

di

Giampiero Cardillo