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Investire in conoscenza

Crescita economica e competenze per il XXI secolo

Investire in conoscenza

“Quali sono le competenze necessarie, quali le azioni da intraprendere per fronteggiare le sfide del nuovo secolo?” Il libro di Ignazio Visco “Investire in conoscenza. Crescita economica e competenze per il XXI secolo” intende rispondere a una domanda che non coinvolge solamente la struttura del sistema economico italiano, ma si spinge più in profondità, costringendoci a riflettere sulle basi stesse della nostra convivenza sociale e civile.

“Nel nuovo mondo globale altamente dinamico e competitivo l’economia italiana, appesantita da vincoli antichi e recenti, non cresce più, con dolorose ricadute sull’occupazione, specie giovanile”. La recessione, afferma il Governatore della Banca d’Italia, non è solo conseguenza della crisi finanziaria, ma è “il risultato di un forte e diffuso indebolimento della capacità del nostro Paese di crescere e competere”, e ciò che pesa maggiormente sono “le carenze nella dotazione, qualitativa e quantitativa, del capitale umano, oggi più che mai fattore essenziale non solo per lo sviluppo economico ma anche per la crescita del senso civico e del capitale sociale di una comunità”.

Tra i fattori più potenti che influenzano la struttura della domanda di lavoro c’è quello degli sviluppi tecnologici, la cui importanza è in aumento perché molti ritengono che il progresso tecnico nato con la rivoluzione digitale abbia manifestato una minima parte delle sue potenzialità. Nel nuovo quadro che si è delineato occorre “disporre di nuove professionalità, come la capacità di raccogliere, gestire e analizzare tempestivamente le banche dati, grandi e piccole, raccolte nella rete”. Inoltre, “le competenze, degli operatori come degli utilizzatori, dovranno essere aggiornate rapidamente, per la velocità con cui vengono introdotte le applicazioni per internet”.

Visco porta all’attenzione il fatto che “i Paesi avanzati che stanno meglio cogliendo le opportunità offerte dal nuovo paradigma tecnologico e dall’integrazione dei mercati mondiali sono quelli che hanno puntato a sviluppare le fasi di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, del design, dei servizi di marketing, della logistica”, e aggiunge che “la rapidità e l’imprevedibilità di questi cambiamenti, ai quali si aggiunge quello lento ma non meno importante del progressivo invecchiamento della popolazione, impongono di accrescere la velocità di risposta dell’economia, un problema che riguarda l’intero Paese, le sue istituzioni e il suo sistema produttivo, non solo il ‘capitale umano’ e l’adattabilità della sua forza lavoro”.

È per questo che le conoscenze tradizionali “resteranno un bagaglio irrinunciabile, ma andranno inserite in un contesto dinamico in cui assumerà importanza crescente ciò che gli educatori definiscono come ‘competenza’: la capacità, cioè, di mobilitare, in maniera integrata, risorse interne (saperi, saper fare, atteggiamenti) ed esterne, per far fronte in modo efficace a situazioni spesso inedite e certamente non di routine”.

Fondamentali risulteranno dunque “l’esercizio del pensiero critico, l’attitudine alla risoluzione dei problemi, la creatività e la disponibilità positiva nei confronti dell’innovazione, la capacità di comunicare in modo efficace, l’apertura alla collaborazione e al lavoro di gruppo”: sono quelle che Visco definisce “le competenze del XXI secolo”, sottolineando il fatto che l’investimento in conoscenza non è importante solo per l’impatto positivo sulla crescita, ma “può contribuire in modo profondo all’innalzamento del senso civico e del capitale sociale, valori in sé, indipendentemente dai loro effetti sul sistema economico, fattori importanti di coesione sociale e di benessere dei cittadini”.