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Papa Francesco e le intuizioni di Luigi Sturzo

di Marco Cecchini Mercoledì, 02 Aprile 2014

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Papa Francesco e le intuizioni di Luigi Sturzo

In una lezione tenuta il 16 gennaio presso la Diocesi di Napoli e pubblicata su Aggiornamenti sociali di marzo con il titolo “Prospettive per una buona politica. Papa Francesco e le intuizioni di Sturzo”, padre Bartolomeo Sorge SJ rilegge alcuni passi della Evangelii gaudium alla luce dell’ispirazione del popolarismo sturziano, rilevandone in particolare l’esortazione a rendere quel servizio a cui i cristiani italiani sono chiamati in ambito politico.

Il fenomeno più allarmante della crisi attuale, afferma padre Sorge, è il populismo, degenerazione che insieme a quella dell’antipolitica compare quando “la politica perde l’anima etica e la carica ideale”. Le istituzioni e le regole democratiche vengono delegittimate e l’intolleranza fa la sua prepotente comparsa. Da queste constatazioni prende le mosse l’esortazione dell’autore nei confronti dei cattolici italiani, che non possono assistere inermi dopo aver partecipato all’elaborazione della Costituzione, alla ricostruzione postbellica, alla rinascita e alla difesa della democrazia e “alla costruzione (anzi, all’idea stessa) della ‘casa comune’ europea”. “Contribuire, insieme con tutti i sinceri democratici, al superamento della grave crisi politica” diventa dunque un imperativo morale. Ma quali possono essere le linee guida di questa rinascita?

L’insegnamento ‘rivoluzionario’ di papa Francesco non può non portare “al rinnovamento anche dell’impegno temporale dei cristiani”, scrive padre Sorge, che rileva una forte “consonanza dell’insegnamento della Evangelii gaudium con gli elementi fondamentali del popolarismo sturziano” basato su quattro principi fondamentali: ispirazione religiosa, laicità, territorialità e riformismo coraggioso e responsabile. Nel primo, ‘l’ispirazione religiosa’, Sturzo, anticipando il pensiero di esponenti autorevoli della cultura laica contemporanea, da Croce a Bobbio a Habermas, afferma “la necessità che la politica sia alimentata da valori trascendenti di origine religiosa”, intesi come guida orientante per fornire il rigore morale e la tensione ideale del servizio.

Questo principio si intreccia con quello della ‘laicità’. Il bene politico comune è laico, e l’apparente contrasto rivela in realtà una comunanza di intenti: i valori della Costituzione “concordano con i principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa: primato della persona, solidarietà, sussidiarietà, bene comune”. Seguono il principio della “territorialità”, ovvero la necessità di partire dalla base, la società, e il “riformismo coraggioso e responsabile”: secondo la visione profondamente innovatrice di Sturzo, “il primato della società civile porta diritto al rifiuto del ‘conservatorismo’ e del ‘moderatismo’”.

Le ragioni per cui il progetto del sacerdote siciliano non si realizzò furono molteplici: il Partito popolare, obbligato a confrontarsi con le altre formazioni che si rifacevano alle ideologie socialista, liberale e fascista, dovette assumere la forma di uno dei tanti partiti ideologici e fu inoltre ostacolato dalla Chiesa stessa e soppresso da Mussolini nel 1926. Neanche la DC di De Gasperi, “pur ispirandosi a Sturzo, ne realizzò pienamente il progetto”, e il tentativo di Martinazzoli del 1994 di ricostituire il Ppi finì col “riverniciare la vecchia DC”.

Riprendendo alcuni punti dell’Evangelii gaudium, padre Sorge dimostra che, sebbene non direttamente,in questo testo Bergoglio intenda riproporre il discorso di Sturzo: “La politica, tanto denigrata,” leggiamo nell’esortazione evangelica “è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune”. Nella sua azione ‘rivoluzionaria’ Francesco propone una “bussola per la buona politica” valida per tutte le persone, non solo per i cristiani, individuando quattro punti, che corrispondono nella sostanza, afferma Sorge, proprio a quelli indicati da Sturzo.

Il primo: ‘il tempo è superiore allo spazio’. “Alla luce del valore trascendente dell’esistenza umana, è preferibile innescare “processi di cambiamento, più che preoccuparsi di acquisire spazi sempre più ampi di potere … oggi è tempo di seminare, non di raccogliere”. Troviamo qui un parallelo con le “riforme coraggiose” propugnate da Sturzo e ispirate dalla trascendenza religiosa intesa come valore morale universale.

Il secondo punto afferma che ‘l’unità è superiore al conflitto’. La cultura dell’incontro sostenuta dal Papa per “sviluppare una comunione nelle differenze” si incontra con il principio di laicità che diventa a sua volta “sinonimo di solidarietà”.

‘Il tutto è superiore alla parte’: il terzo punto si collega alla concezione del territorialismo sturziano, ovvero del fare politica nel particolare pensando all’universale. L’“Andate alle periferie!” di Francesco è la controparte religiosa del “partire dalla base” si Sturzo.

L’ultimo concetto, ‘la realtà è superiore all’idea’, è una esortazione a non rinchiudersi nel castello della pura teoria, ma a “sporcarsi le mani”, perché l’idea, per quanto nobile possa essere, se non è tradotta in pratica resta lettera morta. Anche qui ricompaiono le riforme auspicate da Sturzo; in particolare l’accento va posto sul coraggio necessario per portarle avanti, anche nell’ostilità generale da parte non solo degli ‘avversari’, ma di tutti quelli che temevano – e a ragione – nel cambiamento una perdita di privilegi.

Questa, scrive l’autore, la missione indicata da Bergoglio per la Chiesa che, nel dialogo continuo con le forze sociali, deve proporre “con chiarezza i valori fondamentali dell’esistenza umana, per trasmettere convinzioni che poi possano tradursi in azioni politiche”. In questo suo lucido intervento padre Sorge esorta dunque a una riattualizzazione del popolarismo sturziano, perché “non solo interessa i cristiani impegnati in politica, ma è un valido strumento – offerto a ‘tutti i liberi e forti’ (non solo ai cristiani) – per superare la grave crisi politica attuale”, e rappresenta l’antidoto più efficace contro la deriva populista.

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