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Lo sviluppo in Italia e in Europa: ricerca, industria, sanità, difesa

di Giampiero Cardillo Mercoledì, 18 Marzo 2015

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Convegno presso l’Almo Collegio Borromeo – Pavia, 16-17 Marzo 2015

Lo sviluppo in Italia e in Europa: ricerca, industria, sanità, difesa

Trovare una strada attraverso cui perseguire lo sviluppo sostenibile richiederà di associare prospettive, conoscenze e risorse diverse. Nessun soggetto individualmente, nessuna organizzazione da sola e nemmeno un singolo segmento della società globale è in grado, agendo da sé, di identificare ed implementare le soluzioni alle grandi sfide che l'umanità si trova oggi a fronteggiare. (Manuale dello Stakeholder Engagement, vol. 2, AccountAbility, Ed. 2005)

Prima avere un'idea, poi cercare l'uomo per realizzarla. So per esperienza che i problemi concreti non sono più irrisolvibili, a partire dal momento in cui si affrontano nella prospettiva di una grande idea. (Jean Monnet)

 

La Cassa Depositi e Prestiti e il finanziamento dei progetti di sviluppo strategici

Sintesi

In Italia, l’edilizia e i comparti infrastrutturali, industriali e commerciali a essa collegati, 866.131 aziende che si sommano a 542.169 aziende artigiane, sono considerati un indispensabile volano di crescita economica, anche perché occupano 1,5 milioni di persone(1).

Anche il settore degli Appalti soffre di una diminuzione costante del numero dei contratti (-45%, dal 2008). Un’indagine più attenta porta a ritenere correggibile l’andamento negativo dell’intero comparto, almeno per l’Appalto Pubblico (AP) nelle sue varie forme.

Poiché l’AP tratta normalmente obiettivi di pubblica utilità, si può disporre di notevoli fondi di bilancio, associati a provvidenze EU, che riguardano principalmente: la sicurezza e la salubrità del territorio; la manutenzione urbana; il riuso e la valorizzazione del già costruito (pubblico e privato); le infrastrutture materiali e immateriali; l’efficientamento energetico; l’housing sociale(2).

Si nota un pur benemerito e necessario sbilanciamento della normativa sull’Appalto Pubblico dal lato del “controllo” dell’iter progettuale, amministrativo ed esecutivo del contratto.

Sembra, invece, alquanto trascurata dalla normativa, in essere e in fieri(3), la verifica obiettiva dello stato di efficienza del un “sistema” pubblico-privato, che deve far fronte ai numerosissimi passi del procedimento tecnico e amministrativo.

Non sono, dunque, i finanziamenti o i punti di controllo a difettare, ma i “Luoghi del Progetto e dell’Amministrazione” di alta qualità. Sembra anche mancare un “Punto di Forza Esperto”, che sappia coagulare le provviste di fondi pubblici necessari e raccogliere stakeholder privati, interessati anch’essi all’alta qualità del risultato.

La CDP avrebbe la capacità, la tradizione e l’esperienza necessaria per partecipare alla costituzione d’inediti punti di forza progettuale ed esecutiva, al fine di concentrare in Grandi Progetti di Sviluppo Territoriale sforzi utili a favorire la crescita economica.

Un esempio positivo e incoraggiante da osservare, per poterlo replicare, è rappresentato dalla bonifica della Valle della Ruhr (1989-1999), dove la parte pubblica, fuori dei consueti ruoli di pianificazione, programmazione, finanziamento e controllo, ha fornito la “cornice protettiva”, perché si dispiegasse, su un vasto territorio con problemi assai complessi, una libera impresa progettuale, industriale e gestionale, seguendo una metodologia “olistica”.

 

La normativa regolatrice dei rapporti tra pubblico-privato sul territorio

Sono in corso le audizioni presso la Commissione Lavori Pubblici del Senato, previe della delega al Governo, per l'attuazione di tre Direttive UE (2014/23, 24 e 25/UE) su Appalti e Concessioni, (ddl 1678).

Non sappiamo, a oggi, a quali conclusioni perverrà la Commissione.

Tutte le associazioni, i soggetti e le Istituzioni, sentiti finora, hanno unanimemente riconosciuto le difficoltà di utilizzazione dell'attuale normativa.

Il Codice Appalti appare oggi troppo sbilanciato sulle necessità "difensive" dalla corruzione, e sembra che, anche in quest'occasione di ennesima riscrittura della norma, si persegua soprattutto quest'unico fine(4).

Sembra, infatti, che il Codice, attuale o in fieri, dia per scontato che esista la sufficiente capacità da parte pubblica ed anche dei partner privati, di assicurare, nelle varie fasi dell'Appalto, l'assolvimento della missione negli articolati modi che la norma prescrive(5), laddove non si prescriva anche di assicurare la giusta cornice scientifica, amministrativa e organizzativa.

Il contenuto delle audizioni non sembra poter indirizzare la Commissione verso questa indispensabile verifica preventiva. Anche se molti dei convocati, hanno, in particolare, lamentato l'assenza nella PA di capacità progettuale e amministrativa adeguata alla complessità degli adempimenti di legge.

Una difficoltà alla quale hanno anche imputato l'alto livello corruttivo e un connesso altissimo numero di ritardi, contenziosi amministrativi, civili e penali e il risultato di un ridotto numero d'iniziative sul territorio andate a buon fine. Il rischio, anche giudiziario, per la PA che si impegni a "fare", è, all'attualità, maggiore di quello che si avrebbe nel "non fare".

Orbene, se la diagnosi è largamente condivisa, si potrebbe ritenere che le terapie suggerite siano state egualmente convergenti, pur avuto riguardo di differenti punti di vista.

Il contesto Socio-Politico-Istituzionale è, però, tale che non sarà facile correggere l'attuale sbilanciamento di risorse fra chi deve "operare" e chi deve "controllare"(6).

 

Il Grande Progetto di Sviluppo Territoriale

Ci dobbiamo chiedere, a questo punto, se, per generare una "scossa" efficace per la crescita, non sia necessario aprire la via al "Grande Progetto di Sviluppo Territoriale", allorquando si decida di affrontare la inevitabile complessità, necessaria per risolvere criticità circa:


• l'efficientamento energetico del patrimonio pubblico e privato,
• la sicurezza anti-sismica e idro-geologica;
• la bonifica;
• il recupero e il riuso del costruito, anzitutto pubblico, ma anche privato;
• l'impianto di centri di ricerca di grandi dimensioni;
• la protezione dell'iniziativa agricola di eccellenza;
• la nascita di poli produttivi di alta tecnologia, assistita da una rete efficiente di collegamenti materiali e immateriali.
• la sicurezza e la valorizzazione del patrimonio archeologico, artistico e paesaggistico.

Ciò che caratterizza questo elenco di criticità è, anzitutto, la complessità del progetto che possa e sappia affrontarlo, proprio quello che vogliamo definire "Grande Progetto Territoriale". Ma, come già anticipato, esso non potrà mai nascere da un Codice e da norme collegate sempre sbilanciate verso la "salvaguardia" e mai orientate allo "sviluppo".

Si vuole qui sostenere anche che la difesa dalla corruzione e dal cattivo uso del territorio sarebbe meglio garantita proprio dalla complessità e dalla grande dimensione del progetto, se non altro, per la grande visibilità che avrebbe e per il coinvolgimento e il controllo sociale che sarebbe in grado di suscitare.

Specialmente in quei territori molto svantaggiati e perciò svalutati, perché sfavoriti da più criticità concomitanti, comprese la corruzione e l'illegalità diffuse.

Nella redazione di un Grande Progetto, che non faccia seguito a "classiche" pianificazioni, ma sia "olisticamente" concepito, tale somma di criticità costituirebbe, invece, un'aggiuntiva opportunità marginale di sviluppo.

Infatti, come avvenne vent'anni fa per la ciclopica bonifica della Valle della Ruhr(7), quel Grande Progetto che ha utilizzato in positivo le gravi criticità tecniche e sociali del territorio. Anzi il progetto ha "disegnato" anche le condizioni per esaltare ogni aspetto del social content e ha sfruttato tutte le opportunità in nuce, il local content(8), del territorio, del quale ha trasformato i problemi in opportunità.

La citata esperienza tedesca della bonifica della Valle della Ruhr, si caratterizza ottimamente come progetto-guida, per quanto abbia dimostrato come la scelta della maggiore complessità dei problemi territoriali sia stata generatrice di un inedito "sistema pubblico-privato". Un sistema certo sovra-determinato, ma anche reclamato e partecipato localmente, per non perdere la straordinaria occasione di sviluppo. Gli strumenti operativi, anche normativi, si sono conformati e adattati alla complessità dell'iniziativa, sia nella redazione olistica del progetto, che dell'amministrazione e dell'esecuzione.

Proprio la complessità dell'obiettivo condiviso ha, dunque, "disciplinato" gli strumenti utilizzati per il "Grande Progetto di Sviluppo" territoriale della Ruhr.

Mutatis mutandis, è anche ciò che è accaduto alle economie di alcuni Paesi membri aderenti alla UE, che sono "costretti" all'efficienza virtuosa proprio dal congelamento delle tecniche di politica monetaria, con la creazione dell'Euro, "moneta non solo moneta", ma fonte e culmine di indispensabile "disciplina" del funzionamento del sistema-Paese.

L'Euro ha favorito, infatti, un "Grande Progetto di Sviluppo" condiviso, inteso come "incivilimento", fondato sul più corretto svolgersi della vita politica, amministrativa, civile ed economica.

Un altro esempio di cui tener conto è ciò che fece Adriano Olivetti per il Canavese e il territorio di Pomigliano d'Arco. Egli, incarnando nei fatti l'Economia Sociale di Mercato, ha dato luogo a "Grandi Progetti di Sviluppo" del territorio, esaltandone e moltiplicandone la qualità e la quantità di social e local content(9). Ha superato ogni ostacolo con una straordinaria capacità progettuale innovativa, posta in un'adeguata cornice organizzativa, utilizzando una tecnica olistica per procedere, anche nei rapporti con la PA, ottenendo una maggiore flessibilità normativa, a fronte dei grandi risultati attesi.

Gli esempi sopra indicati dimostrano come la "complessità e la grande scala progettuale", siano stati, come sempre sarebbero, più che un problema, una risorsa.

In sostanza, si tratta di favorire l'inevitabile selezione qualitativa degli attori "privati" capaci di sopportare l'alta complessità, associata a una "parte pubblica", che, di volta in volta, si dimostri in grado di corrispondere un'innovativa capacità di stimolo e "protezione" sussidiaria delle grandi iniziative di sviluppo territoriale. Laddove il social e il local content possano dare un contributo decisivo, anche in ordine ai profili di legalità e correttezza amministrativa.

Occorre, perciò, individuare e potenziare ad hoc i migliori "luoghi del progetto" esistenti, o crearne di nuovi, come fu fatto per la Ruhr e adottare normative e buone pratiche amministrative, adeguate alla velocità e alla complessità delle imprese da realizzare.

 

Dal conflitto alla sinergia

Alcune Istituzioni potrebbero essere considerate elettive per favorire la nascita di Grandi Progetti sul territorio.

Un primo elenco potrebbe essere il seguente:

• la Cassa Depositi e Prestiti, che in passato ha più volte risposto elasticamente e con successo a chiamate di soccorso dell'economia nazionale per realizzare "Grandi Progetti". Si potrebbe pensare di impiegare una gran parte dei suoi profitti annuali ora dispersi, per coagulare una prima provvista di capital venture che sostenga in particolare la configurazione di un "luogo della progettazione complessa", specialmente in sinergia con la BEI(10);
• le Regioni e i Comuni, le Amministrazioni Centrali e periferiche pubbliche, che potrebbero, sull'esempio della Ruhr, partecipare alla creazione e al sostegno di un "luogo" del Grande Progetto;
• le imprese, che dovranno selezionarsi anche attraverso procedimenti interni alle loro associazioni, maturando la convinzione che occorra competenza tecnica di alto livello, collegamenti diretti con i centri di ricerca innovativa, capacità realizzativa autonoma non occasionale, ma consolidata o da consolidare in prospettiva(11).

Di seguito si riporta un primo elenco di problemi da mutare in opportunità:

• la bonifica delle acque e dei terreni avvelenati in 39 siti selezionati come SIN. Potrebbe essere proprio questo il "terreno" migliore sul quale progettare e realizzare "grandi progetti", unico modo per affrontare davvero il gravissimo problema. Il modello Ruhr, già richiamato, Grande Progetto eseguito in dieci anni, dimostra "come" si possa e si dovrebbe fare. Osta, rispetto a quell'esempio, una presenza nel settore di una vasta influenza della C.O., sia nel controllo dei maggiori territori più inquinati, sia nella gestione dei rifiuti in genere. Di contro abbiamo aziende e centri di ricerca, che hanno in mano i brevetti e le metodiche innovative e decisive, sia, ad esempio, per l'amianto (Università di Bologna), che per il rifiuto nucleare (Ansaldo).Metodiche innovative che hanno la capacità di moltiplicare gli effetti positivi della bonifica, dati dal recupero eccezionale del valore di territori agricoli, produttivi e turistici di inarrivabile pregio, accanto ad una capacità di collegare ricerca, industria e innovazione per la presenza di numerosi centri di interesse internazionale;
• l'assenza, da colmare, di centri di ricerca e innovazione sul modello tedesco, in modo da coinvolgere in questo non solo grandi aziende edili e para-edili, ma anche il mondo industriale, che è il naturale finanziatore e utilizzatore della ricerca innovativa di grandi dimensioni. Non si esclude che l'iniziativa nel settore della ricerca possa incardinarsi in uno dei 39 SIN, proteggendolo dalla CO, anche con la complessità dell'azione progettuale e con l'altissima tecnica applicata. In questo modo si potrebbero concentrare immense risorse di finanziamento a medio e, lungo e lunghissimo termine in un territorio senza speranza ma con alte potenzialità;
• un milione e mezzo di micro-interventi per l'efficientamento energetico di 27 milioni di costruzioni in Italia, un quarto delle quali costruite prima della guerra, è una occasione di "Grande Progetto"(12);
• la sicurezza idrogeologica e sismica, che non trova modo di essere adeguatamente finanziata. Occorre individuare e potenziare ad hoc i migliori "luoghi del progetto", tra gli esangui sopravvissuti esistenti, ma non più o non mai funzionanti, oppure crearne di nuovi, occasionali e liberi di agire in velocità, sull'esempio offerto dai tedeschi per la Valle della Ruhr: creare, ex lege, volta per volta, nuovi "luoghi del progetto e della sua amministrazione", per un tempo prefissato, fuori dalla "linea ordinaria" di controllo burocratico. I "luoghi" attrezzati all'occasione da Istituzioni, Imprese, Associazioni, Ordini professionali, Università e Centri di ricerca, di volta in volta, per il "grande progetto" innovativo e olistico;
• la carenza di infrastrutture materiali e immateriali, nonostante siano state dedicate grandi risorse e abbiano consumato inutilmente grandi opportunità, ma non hanno prodotto risultati apprezzabili, non avendo innescato processi di sviluppo in grado di sostenerne la necessaria scala d' intervento, tecnicamente avanzata, ancora una volta per mancanza di luoghi del progetto complesso.

In conclusione occorre colmare il deficit di contenuto tecnico e scientifico delle iniziative pubblico-private sul territorio e abbandonare l'idea che lo sviluppo possa venire da normative tanto più stringenti, quanto più inutili, paralizzanti e dannose, giacché esse sono focalizzate solo sulla fase del controllo e della repressione, fase molto contesa, quanto del tutto inefficace per sviluppare ricchezza e bene comune.

 

Il finanziamento e la regolazione dei Grandi Progetti per lo Sviluppo: il ruolo della CDP

Atteso che:

• la politica monetaria è di competenza esclusiva della BCE;
• le disposizioni sugli aiuti di Stato limitano severamente gli interventi a sostegno dell'economia, compresi quei singoli progetti proiettati allo sviluppo organico di territori particolarmente vocati;
• la crisi della finanze pubbliche e il fiscal compact rendono difficile finanziare con risorse pubbliche sia gli investimenti in infrastrutture e ricerca, sia incrementi della domanda pubblica e misure a sostegno delle imprese, specialmente negli Stati EU ad alto debito pubblico, costretti alla fiscal consolidation, occorre mettere in opera misure che richiedano l'impiego ridotto di risorse pubbliche e che non incidano sul debito delle PP AA, se non in modo indiretto e marginale.

Misure che co-mobilitino:

• risparmio privato;
• capitali e finanziamenti italiani e stranieri;
• capitali e finanziamenti pubblici provenienti dall'estero e dall'UE.

Si consideri, inoltre, che:

• I finanziamenti e gli investimenti cercano le migliori condizioni di sicurezza e profittabilità;

• la domanda mondiale di finanziamento e investimento a medio e lungo termine è in forte crescita nel mondo, sia per le economie mature, sia per quelle emergenti;

• il modello di finanziamento delle Banche Commerciali, ora colpite dal deleveraging, accentuato da problemi di credit crunch e di equity crunch, è tramontato.

La CDP, che ha storicamente sostenuto l'infrastrutturazione e la crescita dell'Italia, mediante il finanziamento di investimenti delle PP AA che hanno avuto un impatto sul deficit e sul debito pubblico, deve essere messa nelle condizioni di poter praticare modelli di sostegno dell'economia che non confliggano con le regole europee;

L'esperienza nel senso osservabile nell'azione di altre simili istituzioni, la KfW tedesca e la CDC francese, rileva in senso positivo, giacché le loro iniziative sono state testate positivamente dalle autorità EU di regolazione.

La CDP, forte della sua storia e in linea con l'azione di altre simili Istituti in Europa, potrebbe, perciò, anche oggi sostenere Grandi Progetti Territoriali per lo Sviluppo, potendo praticare modelli di sostegno dell'economia che non confliggano con le regole europee.

Del resto (dal 2003) la CDP è stata progressivamente autorizzata ad impiegare le risorse del risparmio da essa raccolte tramite i prodotti di risparmio garantiti dallo Stato, distribuiti dagli sportelli postali e tramite emissioni obbligazionarie non garantite, collocate sul mercato degli investitori istituzionali.

Il businnes model della CDP vede convivere la missione pubblica di sostenere l'economia e 'infrastrutturazione del Paese, assolvendo ad un ruolo anticiclico non speculativo, con l'impegno di garantire la sostenibilità economico-finanziaria della sua gestione; ciò è reso possibile dalla natura non profit degli azionisti, lo Stato e le Fondazioni Bancarie; i tassi praticati sono quelli dell'investimento di lungo periodo, simili a quelli di BEI, della KWF, l'OSEO, ora in BPI. Le modalità tecniche usate sono complementari e non concorrenziali con il sistema creditizio privato: le provviste di denaro sono a favore di banche commerciali o cooperative con la BEI;

La crisi ha indotto il Governo e la CDP ad affiancare, per una quota di capitale di rischio inferiore al 5%, una azione di diretta partecipazione azionaria in settori strategici, per contrastare la deindustrializzazione del Paese. Si consideri anche che le altre attività non equity della Cassa sono più rilevanti di quelli in capitale di rischio, come il finanziamento delle proprie attività tramite l'offerta di prodotti e servizi a condizioni di mercato, requisito fondamentale richiesto per il mantenimento della sua classificazione al di fuori del perimetro delle PP AA, con conseguente consolidamento del suo debito dal debito pubblico. Sopravvivono, in aree a sostanziale fallimento del mercato, come interventi promotional, solo i fondi rotativi per la ricerca e l'innovazione delle imprese o per le energie rinnovabili, o nel caso del plafond per il pagamento dei debiti commerciali degli EE. PP.(13).

PMI, il credito alle esportazioni, il finanziamento diretto e indiretto alle infrastrutture, la concessione di mutui di scopo per gli EE. LL. territoriali, l'edilizia sociale e le linee di soccorso post-sisma. Si consideri che per statuto e vincoli EU, la CDP può investire solo in società in condizioni di equilibrio economico, finanziario e patrimoniale.

Si osserva anche che:

• la CDP agisce con fondi privati e solo in minima parte con fondi pubblici, per conferimento ab origine della sua trasformazione in SpA, (2,5 miliardi, a fronte di 19,5 miliardi di patrimonio netto nel 2014, ha gestito 29 miliardi, una raccolta di 252miliardi, con un utile netto di 2,1 miliardi).

• La CDP attualmente trasforma il risparmio a breve in finanziamenti a lungo termine, sotto la condizione di:

- mantenere una disponibilità liquida superiore al 46% del totale degli attivi del corso dell'ultimo anno, utilizzata per la gestione del debito pubblico anche mediante il conto presso la Tesoreria Centrale dello Stato;

- sostenere la particolare caratteristica psicologica di solida fiducia nel risparmio postale;

- attivare una continua, attenta e rigorosa attività di risk-management.

Si tenga, poi, in conto che:

- il cambiamento strutturale dello scenario internazionale, la globalizzazione e la finanziarizzazione dell'economia, e quello congiunturale, la crisi in atto, pur esaltando la competizione basata sulla maggiore efficienza e coordinazione produttiva, non elimina la necessità e la possibilità di mantenere un ruolo all'intervento pubblico, non solo come regolatore dell'attività economica, in grado di ridurre i costi di transazione, di promuovere l'istruzione e la ricerca e garantire un sistema fiscale equo ed efficace, ma anche come promotore di politiche industriali rivolte al sostegno delle imprese, al fine di metterle in condizione di level playing field rispetto ai concorrenti. Perciò si tratta di un ruolo complementare rispetto a quello svolto dal settore privato;

- la moderna competizione, infatti, avviene fra sistemi–paese e fra regioni e macro-regioni nazionali e sovra-nazionali;

- le istituzioni in genere e in particolare quelle di mercato, con missione pubblica, sono centrali, ma non certo esaustive, nel riequilibrare gli handicap competitivi di un dato Paese o regione comunque intesa. Proprio come hanno fatto e fanno KfW e CDC, tenuto conto delle limitazioni assunte dall'UE con il Trattato di Lisbona, circa gli aiuti di Stato e i limiti di intervento della BCE, oggi molto più attiva rispetto a pochi mesi orsono.

Il sopra descritto contesto congiunturale e strutturale, obbliga a riflettere sulla necessità di considerare e, all'occorrenza, accentuare le mutazioni necessarie già occorse finora alle politiche attuate dalla Cassa, ritenendole, però, per necessità, legate all'evolvere della situazione che le hanno determinate.

E' prevedibile che, superata la crisi e ripristinato un "normale" funzionamento del mercato, la Cassa possa agire con un modello più rigoroso e meno sbilanciato sulle emergenze del Paese.

Non si deve dimenticare che dal 1840 la Cassa ha subito numerose trasformazioni che hanno determinato una lunga storia vissuta da protagonista della vita economica e sociale del Paese.

Il suo aderire con tempestività alle esigenze nuove, è stata, è e sarà la fortuna storica di questa Istituzione.

I compiti assegnati alla Cassa dalla L. 326/03, trasformata in SpA, sono ben più ampi che nel passato.

Possiamo in ciò rintracciare un altro culmine dell'andamento storico- funzionale della Cassa similmente a quanto accadde negli anni '50, per il ruolo assunto nei comparti telefonico, ferroviario e dei Monopoli di Stato. Si andò, anche allora, molto oltre il finanziamento delle OO. PP. degli enti territoriali e di volano di liquidità per il governo centrale, missione storica della Cassa, così come si tentò di fare con la riforma dell'83, che però ridusse, per l'azione contraria di Silvio Spaventa, il disegno originario della legge che ne voleva fare una agenzia autonoma, come proposto da Filippo Maria Pandolfi nell'81.

Nei due decenni successivi la Cassa ebbe il monopolio del finanziamento agli EE. LL., alle Regioni, all'IRI, all'EFIM, e a privati "assistiti" (SIR); concorse alla promozione industriale delle aree meridionali, alla ristrutturazione del debito IRI, alla liquidazione dell'EFIM e alla ricapitalizzazione della RAI.

Difesa fortemente dal presidente Giuseppe Falcone la peculiare appartenenza alla sfera pubblica, con il presidente Salvemini e con il Governo D'Alema-Amato, nel 1999, la Cassa fu autorizzata a ricevere direttamente depositi con garanzia dello Stato da PP. AA. e EE.PP., di avvalersi delle Poste Italiane trasformate in SpA, per la raccolta del risparmio postale, e di intermediari finanziari per il collocamento di titoli emessi da CDP, le fu consentito di indebitarsi presso di loro, concedere finanziamenti di qualsiasi tipo a Stato, Regioni, EE. LL., EE. PP., gestori di PP. SS., a società delle quali la Cassa detenga partecipazioni, ed eventualmente altri soggetti stabiliti per legge; di esercitare attività strumentali ai suoi compiti istituzionali, attraverso la costituzione o la partecipazione (anche di controllo) in società di capitali, acquistare titoli emessi o garantiti da enti finanziabili, di istituzioni finanziarie e creditizie, da enti e organismi pubblici comunitari e internazionali, da Stati dell'EU.

Con la riforma del 2003, la Cassa diventa una SpA.

Il contesto le imponeva un ruolo di stimolo della crescita attraverso un aumento degli investimenti pubblici, crollati nel 2002, mentre languiva la dotazione infrastrutturale del Paese.

Agire tenendo conto del vincolo di non superare il 3%, avendo necessità di bilanciare la restrizione con il concorso di capitali privati e di "fare cassa" vendendo patrimonio pubblico, attraverso Infrastrutture SpA, partecipata dalla Cassa e la Patrimonio SpA, interamente del MEF, con l'obiettivo non nascosto di far uscire le operazioni della Cassa dalla contabilità del debito pubblico, similmente a quanto accade per la KfW tedesca e per la CDC francese, vere e proprie market unit, fuori del perimetro della PP. AA.

Sorge così una gestione ordinaria, propria della SpA, che si finanzia sul mercato senza garanzia dello Stato, accanto a quella principale, che impiega il risparmio.

All'attualità la Cassa è definita dalla Banca d'Italia come "istituzione finanziaria monetaria, soggetta alla riserva obbligatoria, anche se non è assimilata a una banca: non è iscritta all'albo delle banche e non è soggetta al complesso delle regole prudenziali di vigilanza".

Al polo opposto del Fondo Strategico Italiano e delle Società di Gestione del Risparmio per la creazione di condizioni per la crescita del sistema Italia, in posizione assai pericolosa e discutibile, troviamo la acquisizione di Fintecna e di Efim, con la complessa missione di liquidarle, pur partecipando ancora a scoperte operazioni di "finanza creativa".

In una triangolazione di emergenza Governo-Cassa-Governo.

In ciò si concretizza la fonte e il culmine dell'azione di riforma del ruolo della CDP: l'Europa monetaria e monetarista, non ancora matura istituzionalmente, che costringe Paesi come Italia, Germania e Francia a molta ingegneria finanziaria per ripulire le scarpe solo davanti, nascondendo il fango sotto i pantaloni.

Ma, pur fra le contraddizioni, c'è oggi, come ieri, la chance di fare di necessità virtù, come del resto la Cassa ha dimostrato egregiamente di saper fare in questi anni difficili. (Liberamente tratto da "Storia della Cassa Depositi e Prestiti di Marcello De Cecco, Gianni Toniolo – Editori Laterza 2013).

E' proprio di quello di cui ci occuperemo più avanti: puntare sempre di più sui meccanismi, storicamente già collaudati, di una finanza sempre meno creativa e sempre più innovativa, specialmente nella sua finalità di plasmare virtuosamente il territorio, indirizzandolo alla produzione di valore d'impresa di un capitalismo democratico, autenticamente liberista, vero e non di carta finanziaria, adoperando, ove occorra, ogni tecnica di legittima difesa, per quanto già sperimentata da CDC e KfW, per non essere intercettati dalla vigilanza EU. Se ai tedeschi, ad esempio, è consentita l'attività della dipendente KfW-IPEX-Bank, formalmente agente senza garanzie dello Stato, ma che, surrettiziamente, vede reintrodurre le rifiutate garanzie a valle dell'investimento, sotto forma di assunzione del rischio di mercato delle partecipazioni della Kreditanstalt.

Anche la Cassa potrebbe far ricorso più massiccio allo stesso o simili artifizi.

 

Conclusioni

Occorre migliorare il sistema progettuale del Sistema-Italia, garantendo la formazione di nuovi luoghi qualificati del progetto.

Ciò implica la capacità di concentrare una grande competenza progettuale e amministrativa delle migliori Istituzioni che appaiono, per storia e struttura, più duttili all'adattamento.

Un esempio potrebbe essere rappresentato per l'Italia dalla CDP, attesa la difficoltà normativa, tecnica e storica di ricostruire competenze all'interno dell'apparato statale e a quello degli EE LL.

Questo si ritiene non certo considerando uno spirito anti-statalista o anti-para-statalista.

Essere, sturzianamente, contro lo statalismo e il para-statalismo, non significa voler mortificare l'organizzazione dello Stato e delle sue Istituzioni.

Al contrario, occorre esaltare il loro ruolo di sostegno all'economia e allo sviluppo (incivilimento, come riassumeva in un solo termine Luigi Sturzo).

Occorre reinventarne ogni volta un loro ruolo adatto alle esigenze che si presentano o inventarne di appropriate laddove difettino.

Questo deve accadere, specialmente nell'affrontare emergenze, affinché si tramutino in grandi occasioni di sviluppo.

Per far questo si dovrebbe assicurare sempre una dotazione concentrata di risorse finanziarie e di competenze operative sufficienti, pubbliche e private, allo scopo di sostenere Grandi Iniziative di recupero e crescita della salute dell'economia nazionale.

E' indispensabile, perciò, bilanciare il numero e il peso degli "organi di controllo" rispetto a quelli "operativi", al fine di non mortificare il ruolo centrale di questi ultimi.

In questo modo si elimina il pericolo di uno statalismo surrettizio di ritorno, basato sull'assunto, sempre più condiviso, che ogni azione economica e finanziaria sul territorio nasconda, senza eccezioni, un illecito, amministrativo o penale, "protetto" dalla "politica" e dalle Istituzioni, come immancabilmente la cronaca denuncia.

Occorre, perciò, concentrare gli sforzi su Grandi Progetti di Sviluppo Territoriale, che selezionino la parte migliore delle Imprese e delle Istituzioni e che non disperdano risorse senza raggiungere lo scopo.

Il consenso e il controllo sociale che nascerebbe dall'immancabile coinvolgimento del social content e del local content nel Grande Progetto, rassicura anche circa la tenuta della legittimità e della legalità delle operazioni.

La storia recente e passata è in grado di fornire esempi e modelli (da Olivetti alla bonifica della Ruhr) in gran parte replicabili oggi in Italia.

Non si può ad esempio pensare di eliminare l'amianto dalle scuole, ritenendo di ottenere un incremento significativo di ripresa edilizia e, al contempo, eliminare una mortale minaccia assai diffusa sul territorio.

Non si potrà raggiungere nessuno dei due scopi dichiarati, attraverso il classico modello piano-programma, che è dotato finanziariamente sempre in difetto, all'interno dell'attuale normativa.

Servirebbe inserire il problema amianto nelle scuole in un Grande Progetto sull'istruzione con una moltiplicazione di obiettivi:

efficientamento energetico dei fabbricati, contestuale e conseguente riammodernamento architettonico, dotazione di collegamenti immateriali e delle attrezzature tecniche, estensione dell'uso dei locali scolastici al contesto urbano, inserimento della rete scolastica in un sistema collegato alle Imprese per la formazione e l'orientamento al lavoro che sostenga il progetto anche con fondi privati, sul modello vigente in Germania.

Questo convoglierebbe varie provvidenze finanziarie per diverse materie, in un unico luogo del progetto, in grado di sostenerne la complessità, assieme a capitali privati che garantiscano i convergenti progetti di stakehoders interessati a una o a più materie tra quelle citate.

Ma sarebbe una scala di progetto ancora insufficiente, se i fabbricati scolastici insistessero vicino ad altre fonti d'inquinamento o a uno dei siti SIN, che indicano livelli di inquinamento di interesse nazionale: l'obiettivo "salute scolastica", senza quello della "salute del territorio" sarebbe non raggiunto.

Analogamente, l'affrontare uno dei 39 SIN, o le 6000 Aree di Interesse Regionale oggi censiti e ancora in attesa di bonifica, non sarebbe possibile(14) con la classica modalità piano-programma, insufficiente per fondi di dotazione (occorrerebbero 30 Miliardi) e per inadeguatezza tecnica della parte pubblica, come ha dimostrato fin da suo concepimento l'esperienza tedesca della bonifica della valle della Ruhr.

Come per la Ruhr, occorre anche in Italia considerare una risorsa inserire una molteplicità di obiettivi convergenti in un Grande Progetto complesso, per lo sviluppo e l'incivilimento dell'intero territorio.

Servirà creare un luogo del progetto atipico, come fu L'IBA per la Ruhr, protetto dal consenso e dal coinvolgimento sociale(15).

Occorrerà che il progetto sia assistito dalla capacità di garanzia di una grande Istituzione prestigiosa come CDP, che sappia far convergere nell'impresa l'interesse di stakeholder di alto livello.

Si è accennato come anche la BEI possa garantire, in particolare e a fondo perduto, il sostegno della creazione di un Luogo del Progetto, all'interno di un finanziamento a lungo termine per l'intera grande impresa.

Il tecnicismo normalmente praticato della pianificazione-programmazione-progettazione, non potrà che convertirsi in una tecnica olistica, dove sono le proposte raccolte che formano il piano e non viceversa e dove l'agilità e la competenza del Luogo del Progetto divenga garanzia di efficacia e di condivisione sociale.

Il Grande Progetto proprio per la condivisione sociale che immancabilmente genera, è stato capace, nell'esperienza tedesca, di superare anche i molti conflitti Stato-Regioni, i particolarismi localistici, che hanno una antica radice, anche in Germania come avviene, forse in misura più accentuata, in Italia.

L'ottica del Grande Progetto è in grado di suggerire nuovi assetti Istituzionali(16) a chi, come accade oggi in Senato(17), deve modificare il Codice che regola le modalità di azione sul territorio di Istituzioni e Imprese.

 

NOTE

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(1) La crisi, l'indisponibilità di nuovo suolo marginale ove costruire, il blocco dell'inflazione, l'alta tassazione sulla proprietà aumentata in pochi anni del 107,2%, l'alto costo del credito (al 7,21%), ha molto ridotto l'efficacia di questo meccanismo. Il comparto edile e para-edile ha perso 500.000 addetti in quattro anni.

(2) Allo stato, l'Appalto mostra tempi molto dilatati di approvazione dei progetti (sei anni, in media, per arrivare dal progetto al cantiere e non meno di dieci anni complessivi per concludere i lavori), un'alta percentuale di fallimenti, un altissimo numero di contenziosi, la moltiplicazione, in sede di consuntivo, delle somme stimate in fase di progettazione, una normativa assai instabile (oggetto, in questi mesi, ad una revisione globale in Senato, in forza di tre direttive EU vincolanti in materia).

(3) É in corso una profonda revisione del Codice Appalti presso la Commissione LL PP del Senato, anche perché imposta da tre recenti direttive EU.

(4) Un grave "conflitto di competenza" è, ad esempio, scoppiato in febbraio fra ANAC e il mondo della magistratura, a seguito delle audizioni in Senato per la revisione del Codice Appalti. Oggetto del contendere, l'ipotesi che l'ANAC possa nella competenza intervenire in via pre-giurisdizionale all'interno dell'iter dell'Appalto Pubblico.

(5) L'ANAC, in particolare, ha lamentato il ricorso eccessivo alla "deroga normativa" e ai "commissariamenti" (vedi TAV, Expo, Mose, etc.), previ o in corso d'opera, quando occorra finalizzare progetti di rilievo nazionale. Si ammette, in sostanza, l'impraticabilità della norma nel caso di progetti di qualche complessità. l'ANAC valuta che i ricorsi a procedure prive di gara anche per contratti di medio valore, assommi al 60% del totale, dato da valutare in connessione con la diminuzione del 45% del numero dei contratti e la perdita di rilevanti finanziamenti UE.

(6) Per conseguire il miglior risultato possibile occorrerebbe illustrare alla Commissione LL PP del Senato un "cronoprogramma-tipo" di un Appalto. Si dimostrerebbe come esso sia normalmente gravato da non meno di trenta passi tecnico-burocratici, di cui una qualsiasi Stazione Appaltante deve, ogni volta, tener conto nel decidere cosa, come e con quali forze procedere, con forze tecniche e amministrative insufficienti. Accanto al "cronoprogramma", occorrerebbe mostrare alla Commissione del Senato anche le due pagine di G. U., dove si elencano, nel Codice e nel Regolamento, gli adempimenti in capo al Responsabile del Procedimento, confrontandolo con "l'organigramma" ragionato della forza tecnica e amministrativa di cui realmente dispone per adempiervi. Si potrebbe dimostrare, così, come appaia comprimibile, già "sulla carta", solo il tempo tecnico della progettazione effettiva, diminuendone l'attendibilità e la capacità di resistenza contro i "rilievi" delle imprese in sede esecutiva. Ciò produce un fermo pur "legittimo" dei lavori, anche prima del loro avvio. È spesso il cattivo progetto che moltiplica le possibilità di atti corruttivi e i tempi e costi di esecuzione, quando non determina l'abbandono del progetto per la perdita del finanziamento o per la non eseguibilità tecnica dei lavori o perché l'esigenza è stata superata dal tempo trascorso.

(7) Alle medesime conclusioni pervennero, nel 1989, il Prof. Klaus R. Kunzmann, Wolfgang Pent e Karl Ganser, animatori dell'iniziativa Ruhr, quando si decise di utilizzare un metodo olistico di progettazione, fuori da ogni pianificazione e programmazione, per risolvere un problema di rilancio di un territorio immenso, gravemente inquinato e privo di punti di forza per lo sviluppo. Olistica, non pianificata o programmata, fu anche l'individuazione delle risorse burocratiche e finanziarie adatte all'impresa gigantesca, che investiva 5,2 milioni di persone e 17 città, afflitte da disoccupazione a due cifre e da forte corruzione e criminalità, in un'area di 320Kmq, che si estende per 70 km tra Duisburg e Bergkamen, per un investimento complessivo pubblico-privato di 2 miliardi di Euro. Il Ministro dell'Urbanistica e dei Trasporti ha presieduto il Comitato di Coordinamento, composto da esponenti della Regione Nordrhein-Westfalen, di una organizzazione privata di mostre di architettura, l'IBA Srl, che divenne il luogo di convergenza di progetti e proposte, senza alcun potere giuridico-legale, privo della possibilità di erogare finanziamenti, non coperto da leggi speciali, strutturato su sei direttori di direzione scientifica, part-time, per complessive trenta unità di personale, perlopiù "comandato" da organizzazioni di professionisti, imprenditori e sindacati, associazioni e singoli professionisti, che hanno usato le armi della persuasione e del dialogo tecnico e scientifico, coinvolgendo in profondità la cittadinanza. L'IBA Srl, che non fu mai Autorità di pianificazione, ma solo un'agenzia di consulenza, indicò la direzione e non formulò piani e regole, ma solo il livello minimo della qualità dei progetti e raccolse, in poco tempo, 350 progetti completi di linea di finanziamento, provenienti da associazioni sovra-comunali, studi associati di ingegneria, architettura, università, e singole imprese. Ne furono scelti ed eseguiti 70, unitamente a quelli elaborati dall'IBA stessa, per un totale di 120. In un decennio trasformarono un vastissimo territorio improduttivo in una ricca opportunità di sviluppo conseguito. Nessuno dei progetti prescelti riguardava in particolare la bonifica, o l'efficientamento energetico e la valorizzazione paesaggistica, etc. Sono stati obiettivi raggiunti per default dell'esecuzione di quanto progettato.

(8) La Fondazione Olivetti e la Fondazione Enrico Mattei hanno recentemente pubblicato uno studio dal titolo: "Local Content. Trasformazione di un sistema produttivo locale e linee guida per una mappa delle competenze. Il Canavese come caso di studio". Il fine è sviluppare un linguaggio comune tra imprese e società civile, istituzioni comprese. Lo studio esprime la convinzione che le conoscenze e le qualità collettive, date dall'integrazione e dall'interazione tra gli attori di un sistema locale, siano il motore essenziale di creazione di valore e di crescita, in occasione di iniziative per lo sviluppo e la trasformazione dei territori. In sostanza si tratta di scoprire quanto e come Adriano Olivetti sia stato un campione dell'Economia Sociale di Mercato, approfondendo come ha testimoniato la necessità di affrontare lo sviluppo del territorio con Grandi Progetti, per mezzo di tecniche olistiche di progettazione, che implicano non solo una grande padronanza tecnica e amministrativa, ma anche il concorso attivo della popolazione e il coinvolgimento delle Istituzioni che piegano la rigidità burocratica al conseguimento del grande obiettivo.

(9) L'impiego di grandi ingegneri, scienziati, amministratori e architetti, del calibro di Le Corbusier, non fu usato da Olivetti per singoli episodi urbani o sub-urbani, "sculture mute", che non generano sviluppo. Al grande architetto fu chiesto, invece, il Grande Progetto, che avesse un ruolo di incivilimento di un intero territorio, trasformandone i problemi in opportunità. Così fece, concependo "l'usine verte" per il Centro di Calcolo Elettronico, raggiungendo un culmine della scienza architettonica e paesaggistica, purtroppo mai costruita, per la morte prematura di Adriano Olivetti, che privò l'Italia non solo di un nuovo territorio sviluppato, ma forse anche del primato mondiale nella produzione di computer e dell'immensa ricchezza che ne sarebbe derivata all'intera Nazione.

(10) La BEI, Banca Europea degli gli Investimenti. Di proprietà di 28 Paesi UE, assume prestiti sui mercati dei capitali e concede prestiti a un basso interesse, per finanziare progetti volti a migliorare le infrastrutture, l'approvvigionamento energetico, e la sostenibilità ambientale. La BEI ha programmi in grado di provvedere finanziamenti di lungo e lunghissimo termine, ad esempio, anche in tranche replicabili da 60 Milioni di euro, dei quali 5 a fondo perduto dedicati proprio alla progettazione. È stato verificato che la BEI potrebbe "appoggiare" i propri fondi proprio presso la CDP, fuori dal circuito bancario ordinario. Questo sarebbe una ulteriore garanzia di sovranità della efficienza tecnica sulle ragioni del credito, che hanno forse mal condizionato, ad esempio, due programmi BEI dedicati all'energia. Non è stata verificata la possibilità di dotazioni maggiori per singolo progetto. Ma si è portati a ritenere possibile il finanziamento di un progetto complesso, che attragga più di un finanziamento BEI-CDP su ciascuna delle finalità che ci si propone di raggiungere, benché riunite nella medesima azione. Riunire e sommare i singoli finanziamenti per obiettivi di bonifica, messa in sicurezza, efficientamento energetico, infrastrutture materiali e immateriali per un singolo territorio, valorizzazione di Beni Artistici, Culturali e Paesaggistici, creazione di Centri di Ricerca, non sembra impossibile per ciascuno dei possibili territori-obiettivo da individuare nella nostra penisola, che contengono spesso assieme tante diverse criticità e potenzialità.

(11) Non a caso l'articolo più variato nel tempo del Codice Appalti è sempre stato quello che regola la qualificazione delle imprese. La certificazione delle capacità di offrire alta qualità e solida esperienza risulta, invero, assai complessa. Varrebbe la pena provare il tipo di "selezione" che è stato maggiormente usato per la Ruhr: imprese che hanno offerto non solo lavoro, ma anche progettazione e un investimento autonomo nella impresa condivisa con altre imprese e con la parte pubblica.

(12) Interventi "a pioggia" sul territorio per l'efficientamento energetico del patrimonio privato sono stati finanziati, negli ultimi anni, mediante risorse reperite con la leva fiscale, per 18 miliardi complessivi. Interventi che non hanno integrato sviluppo e non s'integreranno facilmente in altri futuri Grandi Progetti territoriali, per la loro occasionalità localizzativa e dimensionale. Trascurabile l'impegno profuso e i risultati ottenuti per efficientare il patrimonio pubblico, soprattutto per mancanza di progetti e per il sostanziale riconosciuto fallimento del "partenariato pubblico-privato" e dell'istituto della "concessione", operati anche per mezzo di innovative ESCO (Energy Service Company), perlopiù organizzate più sul versante finanziario che su quello tecnico innovativo. Nell'attività delle ESCO, dove si è riscontrato un massimo di criticità e d'impraticabilità del Codice Appalti, senza forzarne la lettera, si è prodotto un numero rilevante di contenziosi, amministrativi, civili e penali. Soprattutto è unanimemente riconosciuto che non si sono raggiunti gli obiettivi di impulso allo sviluppo che si attendevano dalla lorio azione sul territorio. Anche l'altro programma tra quelli "Obiettivo UE 20/20/20/", costituito dalla produzione di energie da fonti rinnovabili (FER), è stato in pratica interrotto dal Governo per lo scarso valore tecnico, economico e di sviluppo prodotto, a fronte di notevole malaffare generato. È stato, infatti, generato un debito che graverà sugli italiani nel lungo periodo, mediante un carico permanente suppletivo e specifico sulla bolletta elettrica. Ora, nel vigente Conto-Energia, il finanziamento diretto ai "produttori" è stato ridotto a percentuali più razionali, tanto da produrre una fortissima contrazione del settore, evidentemente non adeguatamente sviluppato industrialmente e commercialmente. Un settore che l'anno scorso l'a.d. pro temporedi ENI, Paolo Scaroni, in audizione al Senato, definì "immaturo" e causa della chiusura delle sperimentazioni più promettenti, che non trovavano sostegno e prospettive di mercato, a causa dell'importazione di bassa tecnologia dalla Cina e che ha dato non pochi problemi all'ENEL per gestirne la discontinua immissione in rete. Nomisma nel 2009 e nel 2012, avanzò, invece, interessanti e sofisticate proposte di Grandi Progetti per efficientare energeticamente una cospicua parte del patrimonio edilizio pubblico, ottenendone, per default, una sua migliore "valorizzazione". Nomisma ha indicato nel "Focus Group" la migliore modalità operativa da adottare e ha indicato la finalità nel voler sviluppare quella GREY ECONOMY, intelligente e nascosta all'interno del complesso settore immobiliare, in particolare quello pubblico. Una previsione di spesa allora ipotizzata di 14 miliardi in cinque anni, avrebbe prodotto non meno di 500.000 nuovi posti di lavoro, ma, soprattutto, l'innesco della ripresa del settore edilizio, già allora in grave sofferenza. I numeri avrebbero dato ragione a Nomisma: a fronte di 12 milioni di fabbricati abitativi, di cui il 30% costruiti prima della guerra, 2,6 milioni di essi richiederebbero riqualificazione edilizia; 1,23 miliardi di metri quadrati di superfice non residenziale, di cui il 34% utilizzato dalla PA (1 milione di unità immobiliari, 420.000.000 di mq di superficie, che costa 30 miliardi di Euro l'anno di mantenimento, il 9% del suo valore. Si tenga conto che per "efficientare" un edificio si deve prevedere l'80% di lavoro edile generale e solo un 20% di lavoro impiantistico.

(13) La CDP, da alcuni anni fornisce, non solo finanziamenti da fondi appositi, ma anche i relativi progetti alle Istituzioni proprietarie, che intendono valorizzare il patrimonio. Un ruolo certamente atipico per la CDP. Le spese sostenute per il progetto, sono infine caricate da CDP sull'eventuale prezzo di acquisto dei beni valorizzati. Ancora una volta si sottolinea come la mancanza di progetti e di attori credibili costringono una banca a mutarsi in progettista, in luogo di Istituzioni alle quali è stata sottratta, nel tempo, la potenzialità tecnica qualora l'avessero posseduta, senza indicare o costituire un esperto, attrezzato luogo del progetto cui rivolgersi. Il ricorso alla progettazione professionale privata è scoraggiata dalla necessità di esperire una gara formale, di lunga durata e incerto risultato tecnico futuro, avendo necessità comunque di personale tecnico preparato per porre almeno le basi della progettazione con una analisi di bisogni esperta, che solo un tecnico interno è in grado di realizzare con un ottimo grado di approssimazione e in un linguaggio comune al tecnico eventualmente incaricato.

(14) Legambiente riassume così la situazione: "100.000 ettari inquinati in 39 siti di interesse nazionale (SIN)e 6000 aree di interesse regionale, in attesa di bonifica. Da Taranto a Crotone, da Gela a Priolo a Marghera, passando per la terra dei fuochi: un businnes da 30 Miliardi di Euro, tra ritardi, inchieste giudiziarie e commissariamenti. La storia del risanamento in Italia sembra ferma a dieci anni fa, nonostante i drammatici effetti sulla salute. Rischio ecomafie e criminalità in tutta Italia: dal 2012 concluse 19 indagini, emesse 150 ordinanze di custodia cautelare, denunciate 550 persone e coinvolte 105 aziende.

(15) I "piani triennali", ad esempio, ex art. 11 e13 del d.P.R. 207/10 del Regolamento al Dlgs 163/06 contengono propositi e non ben selezionati e valutati progetti: idee ancora imperfette che trovano posto anche in specialistici CNIPA, PTCT, etc.

(16) È stato anche, in qualche misura, un auspicio di Learco Saporito, già Sottosegretario alla PCM, docente di Diritto Pubblico, circa il necessario "cambiamento ... che introduce nella PA un nuovo modello culturale: la cultura del risultato contro la cultura dell'adempimento, innovando la logica del processo contro la logica gerarchico-funzionale, trasferendo le funzioni dal centro alle periferie...". "Verso una nuova amministrazione: un paesaggio complesso" Fazi editore, 2004, a cura di Luigi Tivelli. È un richiamo alla necessità della formazione permanente degli operatori pubblici, che si riconosce finalmente del tutto insufficiente. Rispetto al dato standard internazionale del 2% delle risorse destinate al monte salari, la Francia offre un dato pari al 6%e l'Italia non raggiuge il 2%, come traspare dalla direttiva N.10 del 2010 del Ministro per la PA e l'innovazione, in quanto richiama i limiti de-finanziari imposti dall'art. 6, comma 13 del DL 78/2010, che è norma assai contenitiva della spesa pubblica.

(17) La L.109 del 1994 e del d.P.R. 554/99 e delle successive integrazioni e variazioni, fino al Codice Appalti attuale, ora in fase di rifacimento in Senato, ha 273 articoli e 38 allegati. Ha subito nel tempo 54 variazioni e integrazioni in otto anni con 19 leggi di conversione, dove solo il 43% degli articoli conserva il testo originario, con 40 disposizioni correlate aggiuntive e 7.000 sentenze, per interpretare i suoi 1500 commi e le sue 123.000 parole senza contare il Regolamento di 359 articoli e 12 allegati, fino al parossismo recente di una frequenza di modifica mensile, tanto da far chiedere agli operatori di avere un solo testo nuovo ogni anno, come si fa con la "legge di stabilità"! Durante le audizioni in corso al Senato per la revisione del Codice (in forza delle tre direttive EU -23,24 e 25/2015) anche l'OICE ha riassunto così la situazione della progettazione: "solo il 15% degli affidamenti avviene a gara aperta, per evidente inadeguatezza della progettazione posta a base di gara, di sottostima dei corrispettivi soggetti a ribassi non arginabili e di distorsioni della disciplina dell'appalto integrato. Il punto da risolvere è la centralità del buon progetto, in piena sintonia con ANAC, e ricondurre l'appalto integrato a procedura eccezionale e derogatori e ridurre a 35 le attuali 35.000 stazioni appaltanti, eliminando anche il proliferare delle 10.000 Aziende Speciali individuate dall'articolo 23 del DL 66 del 24/4/ 14. In Francia, che ha 36.569 Comuni le partecipate sono 1000, contro 8047 Comuni italiani.

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