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Il popolarismo di Sturzo

di Marco Cecchini Giovedì, 22 Maggio 2014

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Il popolarismo di Sturzo

Nel suo ultimo libro, “Gesù sorride. Con Papa Francesco oltre la religione della paura”, padre Bartolomeo Sorge propone una serie di riflessioni sul pensiero dell’attuale Pontefice, mettendo in guardia dal pericolo di fermarsi all’aspetto superficiale e massmediale di quello che viene definito il “fenomeno Bergoglio” senza coglierne le ragioni profonde.

La crisi della società occidentale, che non è solo economica ma “strutturale e culturale”, è contrassegnata da una fase di transizione in cui “i vecchi modelli non ci sono più” e “quelli di domani non ci sono ancora”. La “società senza padre” in cui viviamo è caratterizzata dalla perdita – o dal rifiuto – di quell’autorità che è anche punto di riferimento. Un fenomeno che annovera tra le sue cause la reazione a quella che nel libro viene definita la “religione della paura”, una interpretazione dei principi cristiani che si annida spesso nelle “paure anacronistiche di alcuni ambienti ecclesiastici”, e che “ha avuto i suoi predicatori non solo in ambito clericale, ma in questi ultimi decenni anche in campo politico, sociale ed economico”, estendendosi a tutti gli aspetti della società.

Il messaggio riformatore di papa Francesco, afferma padre Sorge, consiste nel contrastare questo atteggiamento severo e punitivo per riproporre i valori cristiani della misericordia e della solidarietà. Valori che non interessano solo l’aspetto religioso ma anche quello del ruolo degli “uomini di buona volontà” nella comunità, a cui Sorge rivolge un appello accorato e deciso: “Potrebbero mai i cristiani assistere inerti alla dissipazione del patrimonio di vita democratica, che hanno contribuito in forma singolare a creare e a difendere, fino a pagare un prezzo altissimo con il sangue di alcuni dei loro uomini migliori? Potrebbero mai i cristiani dimenticare la loro decisiva partecipazione all’elaborazione della Carta costituzionale, alla ricostruzione postbellica, alla rinascita della democrazia dopo il ventennio fascista, alla difesa delle libertà democratiche contro l’attacco eversivo del terrorismo, alla costruzione (anzi, all’idea stessa) della ‘casa comune’ europea?”

Nel capitolo intitolato “La gioia di una ‘buona politica’”, Sorge fornisce una analisi dettagliata delle consonanze tra il pensiero di don Sturzo e il messaggio dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium. “In particolare – afferma l’autore – stupisce la consonanza tra gli orientamenti di papa Francesco e i punti fondamentali del ‘popolarismo sturziano’“, che “costituiscono da sempre il punto di riferimento più sicuro per l’impegno dei cristiani in politica”. Il messaggio sturziano “offre l’interpretazione più coerente e tuttora insuperata della dottrina sociale della Chiesa in tema d’impegno dei cristiani per il bene comune”, e “ha dimostrato storicamente di essere l’antidoto più efficace contro la deriva del ‘populismo’“. Si instaura così una “straordinaria sintonia tra papa Francesco e il pensiero di Sturzo, che in un certo senso viene così rilanciato”.

I principi fondamentali della visione di Luigi Sturzo sono quattro: ispirazione religiosa, laicità, territorialità e riformismo coraggioso e responsabile. Questi principi sono ripresi da Bergoglio nei “criteri evengelici” dell’esortazione apostolica indicati per una “buona politica”: nel primo, “Il tempo è superiore allo spazio”, si afferma che è preferibile innescare processi di cambiamento, più che preoccuparsi di acquisire spazi sempre più ampi di potere. Viene qui ripreso il concetto delle “riforme coraggiose” propugnate da Sturzo. Nel secondo, “L’unità è superiore al conflitto”, la cultura dell’incontro sostenuta dal Papa per “sviluppare una comunione nelle differenze” si incontra con il principio di laicità che diventa a sua volta “sinonimo di solidarietà”. Il terzo criterio, “Il tutto è superiore alla parte”, si collega alla concezione dell’azione sul territorio, ovvero del fare politica nel particolare pensando all’universale. L’esortazione di Francesco di “andare alle periferie” è la controparte religiosa del “partire dalla base” di Sturzo, così come il quarto criterio, “La realtà è superiore all’idea”, nel suo invito a “sporcarsi le mani” ribadisce i concetti sturziani di territorialità e riformismo.

Nella sua parte dedicata all’impegno civile, l’Evangelii Gaudium fornisce dunque “una rilettura aggiornata e attualizzata dell’insegnamento di don Sturzo, dando così un importante contributo sia al superamento della crisi attuale, sia al rinnovamento dell’impegno politico dei cristiani”.

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