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Amianto: emergenze e proposte

di Marco Cecchini Mercoledì, 02 Aprile 2014

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Amianto: emergenze e proposte

Agire sui territori inquinati dalla presenza di amianto coinvolgendo imprese private per un progetto di rivalutazione del territorio: è questa la proposta avanzata dall’architetto Giampiero Cardillo per far fronte a una situazione urgente ma ancora sottovalutata dalla politica e poco conosciuta dall’opinione pubblica. La proposta, già presentata la scorsa settimana durante la Conferenza internazionale sulla lotta all’amianto (clicca qui per la documentazione), è stata rilanciata nella puntata del 26 marzo del programma Metropolis in onda su RomaUno, che ha ospitato, oltre all’architetto, il presidente dell’Ona (Osservatorio nazionale amianto) Ezio Bonanni e il deputato 5stelle Alberto Zolezzi.

Assenza di una mappatura dei siti, bonifica estremamente limitata, discariche in scarso numero e inadatte, ricerca non adeguatamente supportata: questa la situazione evidenziata da Bonanni, che ha spiegato che molte regioni – tra cui il Lazio – non hanno ancora una legge regionale e che il piano nazionale stilato dal governo Monti è stato bocciato dalla conferenza delle regioni per carenza di fondi ed è, a detta del presidente dell’Ona, “fondato sul nulla”, non contiene spunti concreti, sottovaluta le conseguenze del contatto con l’amianto e non è affidabile sui dati riguardanti i decessi.

L’onorevole Zanzotti ha parlato della proposta di legge avanzata dal M5s e incentrata sulla mappatura, la bonifica e messa in sicurezza dei luoghi pubblici – a partire dalle scuole e dai luoghi di lavoro –, l’etichettatura del materiale residuo e la previdenza.

Dopo avere fatto il punto della situazione emerso dalla Conferenza internazionale, da cui è risultato che i luoghi di stazionamento dell’amianto sono più di un milione – tra cui migliaia di scuole – per un totale di circa 35 milioni di tonnellate, Cardillo si è concentrato sul problema dello smaltimento dell’amianto, che attualmente l’Italia invia all’estero (Germania, Francia) con un costo di circa 200 milioni di euro l’anno.

La proposta consiste in un’inversione di tendenza: immaginare “un territorio inquinato come una risorsa, passando da un concetto di salvaguardia a un concetto di uso economico del territorio”. È quanto accaduto in Germania nella regione della Ruhr, a suo tempo “il posto più inquinato d’Europa”. La realizzazione è avvenuta mediante il coinvolgimento di una serie di soggetti imprenditoriali, che hanno a loro volta presentato progetti di rivalutazione del territorio già acquisito dalle regioni limitrofe – ovviamente a prezzi bassissimi. Il territorio, trenta volte più esteso della Terra dei fuochi, è oggi completamente bonificato e riutilizzato per altri scopi con un forte ritorno economico.

La trasmissione, che ha affrontato anche il problema della presenza dell’amianto nell’acqua, viene replicata giovedì alle 15,30 e sabato alle 14.

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