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Lettera a Giovanni Palladino

di Popolari Liberi e Forti Lunedì, 04 Marzo 2013

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Caro segretario Palladino,
mi chiamo David Guarente, sono un semplice iscritto Ilef e da qualche tempo seguo l’attività del partito a Roma.

Le scrivo per condividere alcuni sentimenti e pensieri emersi in questo tempo di turbolenti cambiamenti. Lo faccio velocemente e senza fronzoli.

La domanda di partenza è molto semplice: c’è davvero bisogno di un impegno pubblico da parte di coloro che pur dimorando sulla Terra “hanno la loro cittadinanza in Cielo”?
Se si risponde di sì (e non è affatto scontato, anzi, forse già sulla domanda ci si potrebbe fermare una settimana intera), allora bisogna capire cosa significhi impegnarsi e quali strade concretamente percorrere. Ilef, mi sembra, ha cercato e tuttora le sta cercando queste strade, e mi rendo conto che non deve essere semplice.

Perché questa difficoltà? Segnalo tre ragioni tra le molte possibili:
1) La disaffezione verso la politica è andata incontro ad una mutazione genetica e si è fatta idiosincrasia strutturale, sospetto categorico, scelta contestataria militante. E come non comprendere, se non addirittura giustificare tutto questo alla luce della colpevole inettitudine delle classi dirigenti politiche, economiche, amministrative, industriali, sindacali, dei media, degli ultimi 40-50 anni?

2) Il cosiddetto “elettorato cattolico” è ormai più materiale per gli storici che per i politologi, certamente non per i politici, per il semplice fatto che non esiste più. Non esiste più una societas cristiana, non c’è più un’eredità comune in cui riconoscersi. Pensare ancora all’unità politica dei cattolici è come immaginare di riunire in un solo ovile pecore che han trovato comodamente posto tra i lupi (discretamente ignare del destino che le attende…).

3) Il mondo è cambiato, i modelli di comunicazione sono cambiati, i centri decisionali si sono spostati su scale planetarie (altro che sussidiarietà…), la società digitale sta soppiantando a velocità inaudita le piazze di mattoni e cemento. Ciò rende sempre più difficoltoso credere alla verità di un incontro personale più che alle parole di un blog, volatili eppure tremendamente penetranti.

In tutto questo, vale davvero la pena di cercare delle strade per servire l’uomo vero, le donne e gli uomini in carne e ossa, le nostre sorelle e i nostri fratelli?
Dicevo che se si risponde affermativamente a questa domanda allora bisogna mettersi in testa di fare un viaggio a perdere, come quello di Frodo nel Signore degli anelli (sa meglio di me che quella storia è una metafora del reale più azzeccata di mille elucubrazioni sociologiche):

"Dove state andando, Padrone?", gridò Sam, benché avesse finalmente capito quel che stava succedendo"
"Ai Rifugi, Sam"
"E io non posso venire?"
"No, Sam. Non ancora (...). Forse verrà la tua ora. Non essere troppo triste (...)”
"Ma", disse Sam, e le lacrime incominciarono a sgorgagli dagli occhi, "credevo che anche voi voleste godervi la Contea, per anni e anni, dopo tutto quello che avete fatto"
"Anch'io lo credevo, un tempo. Ma sono stato ferito troppo profondamente, Sam. Ho tentato di
salvare la Contea, ed è stata salvata, ma non per merito mio. Accade sovente così, Sam, quando le cose sono in pericolo: qualcuno deve rinunciare, perderle, affinché altri possano conservarle. Ma tu sei il mio erede: tutto ciò che ebbi e che avrei potuto avere io, lo lascio a te (...) Coraggio, ora cavalca con me" (JRR Tolkien, Il Signore degli Anelli, Bompiani, 2001, p. 1224)

Per giocare questa partita occorre smettere vecchie categorie di pensiero e abbracciarne di nuove, anche a costo di perdere tranquillizzanti punti di riferimento, navigare nel buio un mare inesplorato.

Come?
Individuo tre piste di lavoro.

1) Basta parlare dei “cattolici” come di un mondo che là fuori ci attende a braccia aperte per investirci a occhi chiusi della sua fiducia. Questo mondo non esiste, lo sanno anche i nostri vescovi, che non a caso in mente hanno tutt’altro che “il partito dei cattolici”.

Ma questo è un limite o una risorsa? Cattolici lo siamo, e non dobbiamo nasconderlo, ma noi serviamo l’uomo, non il cattolico, pertanto è alle donne e agli uomini che dobbiamo rivolgerci, incoraggiando il loro desiderio di cambiamento, facendo leva sulla sete di felicità che può essere forse sopita dai trafficanti di sogni alla Grillo, ma mai completamente tolta.
Ciò significa posizionarsi in un “né destra, né sinistra, né centro”. Le idee non possono essere incatenate a uno scranno. La solidarietà, l’attenzione agli svantaggiati, la redistribuzione, un fisco improntato a principi di gradualità, la cittadinanza per nascita dei figli degli immigrati, la legalità, la tutela di alcuni diritti privati come un qualche riconoscimento giuridico delle coppie di fatto… sono valori “di sinistra”? Saranno i nostri impegni di governo. L’amore all’Italia e all’Europa, la certezza del diritto, il premio del merito, un sano spirito di corpo, il contenimento della pressione fiscale, l’equilibrio dei conti, sono valori “di destra”? Saranno i nostri punti programmatici. La difesa della vita sempre, la salvaguardia e la promozione della famiglia fondata sul matrimonio, la libertà di espressione religiosa, la possibilità di scegliere quale tipo di educazione garantire ai figli, l’accoglienza degli ultimi del mondo… sono valori “cattolici”? Saranno i motivi ispiratori della nostra azione politica.

Basta, per favore, basta con questi benedetti principi non negoziabili, che puzzano tanto di valuta di scambio elettorale con chi in vita sua non ha fatto altro che barattare potere.
Si tratta allora, certamente, di partire dagli ambienti a noi più familiari, ma senza autoghettizzarci nel recintino dei cattolici, senza fare gli animali dello zoo che si prestano – magari con l’assurdo autocompiacimento che viene da un malinteso concetto della persecuzione anticristiana – al dileggio del mondo.

2) Se la politica è la più alta forma di carità, ebbene l’amore si dona offrendo tutto e senza chiedere nulla in cambio. Dunque non solo rifiuto del finanziamento pubblico, ma previsione di meri rimborsi spese per chi fa politica; non certo quei rimborsi elettorali da centinaia di milioni di euro che chissà poi dove andranno mai a finire (ho scoperto che anche le multe per pubblicità abusiva comminate in tempo di campagna elettorale vengono sistematicamente cancellate con la solita leggina ad hoc).
“Servire e non servirsi” chiede però, soprattutto, di mettersi nella condizione di chi ha tutto da perdere. Non c’è bisogno di scomodare gli Sturzo o i La Pira. L’esperienza del cattolicesimo sociale bresciano a cavallo tra secolo XIX e XX è particolarmente istruttiva e la figura di un Giuseppe Tovini, fondatore di banche e terziario francescano che viaggiava in terza classe, esemplare. Oggi, che va tanto di moda illustrare il proprio pantheon, noi ce l’abbiamo il coraggio di assumere a modello i vari Tovini, Giuseppe Toniolo, Alberto Marvelli, Gedda e Carretto insieme? E come loro spendere tutto quello che abbiamo? Se no, diciamocelo francamente e stiamocene tranquilli a badare al bene delle persone che ci sono accanto. Il mondo è stato già salvato e radicati in questa certezza possiamo anche pensare di fare semplicemente il nostro.

3) Se tutto intorno a noi cambia alla velocità della luce, noi che facciamo, diciamo quant’era bello prima o ci facciamo carico di tutta la complessità del nostro tempo? Forse già lo conosce, altrimenti la invito a dare un’occhiata a questo video presente da tempo su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=xj8ZadKgdC0&feature=relmfu.
Vi si accede con un banner presente sulla home page di casaleggio.it., il sito della società di consulenza che fa capo al cervello di Grillo. E’ una raccapricciante visione del mondo della comunicazione (e non solo purtroppo…) di qui al 2050. Chi governa questi potentissimi mezzi coltiva il sogno massonico di trasformare il mondo in un gigantesco Matrix (mi scuserà se uso immagini un po’ giovanili), ed è già all’opera! E noi vogliamo reagire o no?
Mi permetto di dare un consiglio.
Per fare politica oggi non basta la buona volontà, una fede granitica, l’autentico desiderio del bene comune. Servono oltre a tutto questo professionalità specifiche, competenze mirate, servono “i migliori” in ogni campo. Penso ad alcune figure come Mauro Magatti, Leonardo Becchetti e tanti altri. Credo che lei abbia la possibilità di accostare persone semplici e capaci, con un cuore grande così, ma anche capaci di visioni strategiche, che a partire ciascuno dal settore di propria competenza siano in grado di fornire un contributo qualificato per ripartire, forse per ricostruire dalle macerie che temo verranno.

Perché forse ricostruire bisognerà quando B&B si accorgeranno che Grillo non ha niente da spartire con loro, che in mente ha solo la tabula rasa e che insieme alla corruzione e al malaffare si porterà via anche la nostra povera e sgangherata, ma anche amata democrazia.

 


 

Caro David,
grazie per la tua bellissima lettera. Alla tua domanda di partenza ti risponde oggi ILFLASH n. 100, che si chiude con uno stupendo pensiero di Sant'Agostino: se non vogliamo i "mala tempora" permanenti, dobbiamo pensare anche alla Terra e non solo al Cielo.

Al tuo punto 1. rispondo che dobbiamo ovviamente opporci alla inettitudine (se non di peggio) della nostra classe politica con la speranza di riuscirci.

Per il punto 2. ti rimando all'opuscolo di Gaspare Sturzo sull'unità politica dei cattolici (lo trovi nel nostro sito insieme a tanti altri opuscoli, che tutti gli aderenti a ILEF dovrebbero scaricare per "corazzarsi" di buona cultura).

Per il punto 3. sfondi una porta aperta e la risposta è che dobbiamo adeguarci in fretta al nuovo modo di comunicare, ma senza dimenticare le buone abitudini di ieri, purtroppo poco seguite dai più.

Il "viaggio a perdere" lo abbiamo messo in conto, ma non deve frenarci dall'intraprendere comunque il viaggio. Se non altro, moriremo come Don Sturzo con la coscienza a posto e con la speranza che altri avranno più fortuna di noi. Ottimi gli esempi di vita delle persone straordinarie che tu hai citato, ma ritengo che ci sia pur sempre bisogno di scomodare Sturzo e La Pira.

Grazie mille per i tuoi intelligenti consigli e se avremo la fortuna di fare il viaggio insieme a persone come te, sarà certamente un bel viaggiare....

Cari saluti e a presto!

Giovanni Palladino

 


 

Miei carissimi amici ed amiche,

vi porto a conoscenza di questa "Lettera" del socio David Guarente a Giovanni Palladino, segretario nazionale del partito ILeF, perché certamente molto interessante. Vorrei maturare un commento con voi, perché su almeno due punti, nelle tre piste di lavoro non sono d'accordo: 1) sulla valutazione di "questi benedetti principi non negoziabili, che puzzano tanto di valuta di scambio elettorale" quando invece essi si innervano nella coscienza cristiana di chi li sostiene come espressione dell'identità cristiana che deve permeare la nostra nazione e li difende da una vita, senza neanche passargli per la mente di "barattare alcun potere". Mi sembra una inappropriata e infelice contraddizione con quel che lo scrittore della "Lettera" sostiene poche righe prima, quando afferma che i valori "cattolici" (quelli che tutti noi riteniamo impregnino i "principi non negoziabili") "saranno i motivi ispiratori della nostra azione politica". O non ho capito nulla? 2) Non sono poi d'accordo sulla indiscriminata concessione della cittadinanza per nascita ai figli degli immigrati. Voi sapete da tempo che sono fautore, sì proprio, di un discrimine - indipendentemente dal principio della reciprocità - nei confronti dei figli degli immigrati musulmani, ed invece favorevolissimo ai figli degli immigrati cristiani: ai primi è vietato dalla loro religione e impedito dai familiari di integrarsi pienamente nella nostra società, salvo che questa non diventi musulmana (obiettivo che i loro genitori sono obbligati a perseguire) o che abiurino la propria fede. Mi rattrista pensare al mio amico padre Pietro Madros, sacerdote arabo del Patriarcato Latino di Gerusalemme e docente di Islamologia, che spende invano il suo tempo a far capire a tanti italiani quel che afferma il Corano, cosa impone la Sharia, quale sia, insomma, la realtà sociale nel mondo musulmano. E' la stessa campana suonata a stormo da Oriana Fallaci e da Magdi Allam che non si vuole assolutamente sentire.

Vi abbraccio,

Graziano Motta.

 


 

Egr. Dott. Motta,

ho molto apprezzato il suo intervento e lo condivido. Non le nascondo, inoltre, la mia crassa ignoranza in materia di Islam. A quello che appare ai più, compreso me, il mondo islamico sembra diviso in due, da una parte i moderati e dall'altra i fondamentalisti, i quali, credo, potrebbero non essere nemmeno interessati ad acquistare la nostra cittadinanza. Forse la soluzione potrebbe consistere nel rimettere ai genitori la scelta sul far acquisire o meno la cittadinanza ai figli nati in Italia, a condizione che i genitori stessi giurino fedeltà alla nostra Costituzione. In difetto, la scelta potrebbe essere compiuta solo dai figli, alla maggiore età. Questo argomento merita, tuttavia, di essere approfondito, congiuntamente alla conoscenza dell'Islam. Proporrò agli altri soci di Catania di organizzare un incontro sull'argomento.

A presto,

Alberto Pistone.

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