• italianiliberieforti-banner-ilef
  • LIBERIVERITA
  • proposte e progetti
  • Popolari e Flash 2

Idee per una politica aderente alla realtà

di Roberto Scaccaglia Martedì, 20 Agosto 2013

4.0/4 rating (3 votes)

1. Politiche famigliari

La famiglia primaria, formata da un uomo, una donna ed uno o più figli è la prima forma di comunità in cui ogni essere umano si viene a trovare alla sua nascita, è la base di ogni società ed i figli di queste famiglie saranno il futuro anche per gli altri cittadini. La famiglia primaria è scuola di relazioni ed ha un valore sociale, non solo specifico del singolo gruppo familiare (perfino gli antichi romani avevano capito questo valore, ritenendo la nascita di un figlio non solo un fatto privato, ma un bene per tutta la Res Publica).

Tuttavia si è sempre scaricato sulle famiglie primarie i costi e l’inefficienza dello stato e l’incapacità della classe dirigente ad affrontare le crisi economiche che ciclicamente si ripresentano con imposizioni inique e vere e proprie forme di vessazione. Una nazione è tanto più forte e solida sia a livello sociale che economico quanto più rende desiderabile formare una famiglia primaria (in controtendenza all’esaltazione del singolo e dell’io).

Per tali motivi si propone di introdurre il cosiddetto Quoziente Familiare (in accordo con una riforma fiscale dei redditi) che tenga conto della reale capacità di spesa delle famiglie (cosa per cui l’ISEE è inadeguato). Un tentativo fu fatto a Parma (con il cosiddetto Quoziente Parma) che ha dato frutti e spunti ad altre realtà; era un buon meccanismo, sicuramente migliorabile, ma sulla giusta strada. Oggi è in atto il paradosso per cui nel calcolo delle tasse da pagare, ad esempio la TARES, un figlio viene considerato con peso maggiore rispetto al calcolo dell’ISEE (che dovrebbe servire a modulare i costi dei servizi alle famiglie); così quando lo stato deve incassare tasse ed imposte considera i figli come persone piene quasi alla pari degli altri componenti il nucleo familiare, quando invece deve elargire servizi, applicando scontistiche in base alle dimensioni dei nuclei familiari, all’improvviso il figlio non è più considerato una persona come le altre (ma mezza, un terzo ecc.).

Calmierando i costi sulla reale capacità di spesa delle famiglie si avrebbe il vantaggio, oltre a supportare il desiderio di formare una famiglia primaria, quello di fornire nuove capacità di spesa ai nuclei familiari aiutando così la ripresa economica.

 

2. Redditi ed evasione fiscale

Per una lotta efficace all’evasione fiscale, nel rispetto della dignità dei cittadini, è necessario introdurre, come avviene negli Stati Uniti ed in altre nazioni europee, la possibilità per i contribuenti (in base al reddito ed al quoziente familiare) di detrarre/dedurre tutte ( o quasi) le spese di vita quotidiana (idraulico, vestiti, lezioni di recupero per i figli ecc.). A fronte di un notevole aumento delle voci cosiddette 'scaricabili' (al trenta, cinquanta, novanta percento) si potrebbero diminuire il numero di aliquote irpef ed eventualmente aumentarne il valore (per cui se uno non scarica nulla paga più di oggi, ma se scarica le spese regolarmente paga come oggi o meno). In tal modo chi acquista beni o servizi sarebbe incentivato a pretendere fatture o scontrini (invece di chiedere sconti in 'nero') e chi vende non sarebbe in grado di concedere o proporre importi ridotti (in 'nero'). Così, ad es., chi guadagna 1.200 euro al mese con figlio a carico arriverebbe a pagare, detraendo e deducendo, come oggi o anche meno e chi, a pari condizioni, 'porta a casa' 7.000 euro al mese non scaricherebbe nulla. Infine le forze dell'ordine potrebbero concentrarsi sui casi di evasione totale o su chi non può 'scaricare' nulla avendo i cittadini come alleati (a differenza di oggi che siamo tutti considerati e trattati preventivamente come possibili evasori, piuttosto che contribuenti). Le cifre e le voci riportate sono a puro titolo esplicativo.

 

3. Impresa e persona

L’Italia e la sua storia millenaria sono sempre state caratterizzate da una forte predisposizione all’artigianato, all’impresa a conduzione familiare o di medie dimensioni ed alla qualità come fattore distintivo sulla quantità. Ciò ha permesso al nostro paese di attraversare secoli splendenti e secoli bui continuando a realizzare eccellenze, sia nell’arte che nella produzione di beni e servizi. La nostra storia è piena di poeti, musicisti, scrittori, scienziati, artigiani, operai che hanno reso la nostra nazione meta ambita da tutti i popoli del mondo.

Ma tutto questo valore nasce dall’aver posto al centro della vita politico-economica la persona e la sua esperienza.

Oggi, purtroppo, stiamo assistendo alla sistematica distruzione di tale cultura; distruzione che non avviene ad opera della tecnica e delle nuove tecnologie (che posso invece essere un eccellente fattore di sviluppo anche per le piccole realtà produttive e commerciali), ma da una politica economica scollegata dalla realtà che promuove la quantità a scapito della qualità, una politica economica che non pone più la persona al centro della propria azione. Non ultimo, ma di grande gravità, il provvedimento del governo Monti che ha deregolamentato i giorni e gli orari di apertura degli esercizi commerciali; tale provvedimento ha tuttavia favorito solo la grande distribuzione distruggendo le piccole realtà a conduzione singola, familiare o con pochi soci e dipendenti. Tutto a scapito della qualità sia del prodotto che dei servizi, sia del lavoro che della vita sociale delle persone che non hanno più la possibilità di coltivare relazioni sociali adeguate (basti pensare a chi ha figli che vanno a scuola e non può passare una giornata in loro compagnia perché costretto a lavorare non dalla contingenza di una crisi, ma da una legislazione insensata). A Parma, nel 2012, nonostante le liberalizzazioni deli orari degli esercizi commerciali fossero operative già da un anno, sono cessate 670 imprese del commercio, 194 del turismo e 494 nei servizi del terziario (fonte: Gazzetta di Parma 20 giugno 2013 pag. 15 – Incontro con Ascom).

Per cui propongo di tornare ad una regolamentazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali ed al ripristino del riposo domenicale (ovviamente escludendo, come avveniva un tempo, periodi speciali come quello natalizio o coloro che vivono del riposo altrui: es. i ristoranti, ecc.) cercando un sistema di sostegno al commercio più efficace, come la valorizzazione dei cosiddetti Centri Commerciali Naturali, che rispecchiano in modo adeguato la nostra cultura e la nostra storia. Propongo, altresì, perché l’impresa sia sempre più partecipazione e condivisione di premiare quelle aziende che coinvolgono i dipendenti nella partecipazione al capitale sociale ed alla gestione dell’impresa, realizzando così non una contrapposizione tra capitale e lavoro, ma una compartecipazione. Si può dare così compimento al ruolo sociale dell’impresa in un economia di mercato. Si otterrebbe, inoltre, una maggiore responsabilizzazione da parte di tutti gli attori coinvolti nella conduzione delle attività aziendali.

 

4. Costi ed efficienza della pubblica amministrazione

L’attuale crisi economica dell’Italia è aggravata dalla spesa pubblica fuori controllo. Stiamo ora pagando lo scotto di decenni e decenni di sperpero di denaro pubblico in privilegi ed agevolazioni indebite ai dipendenti pubblici (basta pensare a quante baby-pensioni sono state elargite negli anni passati ed ora gravanti sulle tasche dei cittadini in difficoltà; si pensi anche alla deresponsabilizzazione quasi assoluta dei funzionari pubblici, che sono chiamati a rispondere in prima persona delle proprie incapacità ed inefficienze solo in casi rara gravità).

Si propone quindi di agire su due fronti: il primo riducendo la spesa pubblica imponendo un limite massimo a tutte le retribuzioni e loro cumuli (compresi incentivi ed eventuale parte variabile legata ai risultati) a 4 volte la retribuzione media annua lorda per dipendente secondo le rilevazioni ISTAT (che nel 2010 era di 28.558 euro) di tutti i funzionari, manager e dipendenti pubblici, di ogni ordine e grado e di tutte le società a partecipazione statale (indipendentemente dall’ammontare della quota detenuta dallo Stato); Primo Presidente della Corte di Cassazione e Presidente della Repubblica compresi. Tale limite deve essere applicato anche a tutti i rapporti di consulenza esterna ed a tutti gli incarichi manageriali esterni richiesti dalla pubblica amministrazione.

Il secondo fronte su cui agire sono le assunzioni: si potrebbero abolire i concorsi lasciando la possibilità di assumere a chiamata e/o per curriculum. Tuttavia la carriera di chi assume deve essere legata a doppio filo con quella dell’assunto: se quest’ultimo si rivela incapace o disonesto nel ruolo affidatogli, anche chi lo ha assunto (se non ha preso provvedimenti in tempi adeguati) deve perdere lo status di manager, responsabile o direttore d’area; chi non sa scegliere e soprattutto gestire i propri collaboratori e dipendenti non deve ricoprire ruoli di responsabilità.

Con queste due piccole riforme si otterrebbero risparmi notevoli ed un passo verso una concreta efficienza dell’apparato pubblico che oggi si nasconde dietro al cosiddetto “scarica barile” delle responsabilità. L’educazione alla responsabilità nel proprio lavoro si traduce in una responsabilità verso l’altro, verso i cittadini, che allo stesso tempo sono sia fruitori di servizi che datori degli stipendi dei funzionari pubblici stessi.

 

5. Istruzione - Scuole paritarie e statali

È necessario introdurre un sistema che permetta di creare posti di lavoro per gli insegnanti e nel contempo permetta, anche alle famiglie meno abbienti, di esercitare la libertà di scelta della scuola da parte dei cittadini (indipendentemente dalle motivazioni, anche le più strane: insegnanti ritenuti più capaci, scuola con le finestre più belle ecc.) Si potrebbe ipotizzare un sistema come quello svedese, che introduce il buono-scuola. Ogni cittadino che deve frequentare le scuole riceve un buono il cui valore viene versato alla scuola scelta. Questo sistema introduce ben tre aspetti positivi: 1) anche le persone meno abbienti possono scegliere la scuola che ritengono migliore per i propri figli 2) Insegnanti precari potrebbero costituire cooperative per “mettersi in gioco” in prima persona nel campo dell’istruzione 3) si avrebbe un sistema di valutazione delle scuole (quelle meno valide o meno adeguate in termini educativi avrebbero automaticamente meno disponibilità economica). Il buono-scuola potrebbe essere sostituito dalla detrazione completa della retta dalla dichiarazione dei redditi (e rimanere solo per chi ha un reddito così basso da non avere nulla da scaricare in sede irpef).

  • Stampa l'articolo:

Commenti (0)

Leave a comment

Please login to leave a comment. Optional login below.