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Dallo sfogo catastrofista alla proposizione

di Benedetto Torrisi Mercoledì, 27 Febbraio 2013

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Ci siamo lasciati con la speranza che gli italiani abbiano iniziato a riflettere sulla base della catastrofe annunciata (si veda Flash del 7 gennaio 2013). Oggi poniamo l’accento su come e cosa vorremmo proporre, per dare il nostro contributo, seppur in lenea generale, ad una politica di proposizione, al fine di stimolare la riflessione, l’impegno e l’integrazione alle nostre tematiche di uomini di cultura che ne accrescano le proposizioni con rigore metodologico e spinta mediatica.

Si riparte dalla terra! Tutti i terreni abbandonati vanno coltivati, creando dei cartelli per ogni cultivar e chiudendo accordi con le catene commerciali locali al fine di distribuire prioritariamente prodotti del territorio, recuperando così la competitività dalla base, grazie all’abbattimento di costi di trasporto.

A tal fine si potrebbe pensare ad uno “sportello per le attività agricole” istituito presso l’ente locale che:

- promuova la conclusione degli accordi tra le organizzazioni di produttori locali e le catene di distribuzione commerciale, magari riconoscendo qualche agevolazione di natura fiscale a queste ultime;

- fornisca informazioni sulle norme che regolamentano le varie forme organizzative, le agevolazioni disponibili, gli adempimenti ed i requisiti necessari per usufruirne. Questo tipo di servizio dovrebbe essere garantito senza maggior impiego di risorse finanziarie da parte dell’ente ma attraverso una razionalizzazione e riqualificazione del personale disponibile. Sarebbe auspicabile inoltre l’instaurazione di protocolli d’intesa tra l’ente locale e le associazioni di categoria e l’assessorato regionale per le politiche agricole.

Si crea impresa in un giorno! Si propongono incentivi economici a chi investe dall’Estero o dal resto d’Italia nelle regioni a depresse; no sovvenzioni pubbliche ma costi vantaggiosi per le materie prime per la produzione (acqua, luce, gas, ad es.). A questo vanno attivate procedure burocratiche da record.

Una pressione fiscale scoraggiante e improduttiva per il PIL! Che l’Italia o la Sicilia regione a statuto speciale soffrano di una pressione fiscale tra le più alte d’Europa è fuor di dubbio; che il costo dei carburanti sia tra i più alti seppur produttori anche questo aspetto é un dato comune.

Tutto ciò andrebbe riformulato e cambiato.

Si potrebbe proporre una riduzione delle aliquote d’imposta, unita all’opportunità, data a chiunque contribuisce ad immettere moneta sul mercato, di scaricare qualsiasi costo sostenuto, dai beni di primaria necessità sino ai beni di lusso. Ciò scoraggerebbe la quantità di nero circolante, senza la necessità di entrare nel merito dei bilanci bancari delle famiglie.

Altro obiettivo che dovrebbe porsi una buona classe politica dovrebbe essere quello di rinsaldare il rapporto di fiducia tra ente e contribuenti, come strumento per la crescita della comunità.

In tema fiscale ad esempio sarebbe opportuno non instaurare un rapporto repressivo nei confronti dei contribuenti ma agire su più fronti: a partire da un ritorno di beneficio nei confronti di contribuenti virtuosi, fino a ragionare in contraddittorio con i contribuenti per giungere ad una “giusta imposizione”.

Un atteggiamento come quello attuato dal governo tecnico, seppur imposto dai vincoli di bilancio, non soltanto crea un rapporto conflittuale tra ente e cittadino ma incoraggia l’evasione innescando un circolo vizioso che spinge verso una continua regressione; al contrario un comportamento collaborativo attiverebbe un clima più costruttivo e speranzoso.

Non si può più attendere a riformare il sistema della pressione fiscale, quando le aziende chiudono e circa il 38% dei contribuenti erodere il proprio patrimonio per pagare le tasse.

Inoltre, in casi come la Sicilia, regione a statuto speciale, si potrebbe godere dell’energia e dei carburanti a costi agevolati. Questa programmazione andrebbe anche ad essere di valore aggiunto per l’attrattività della nostra Isola.

Tutto ciò che rappresenta il territorio è attrazione! Questo messaggio oltre a rappresentare un valore per chi ci osserva dall’estero deve essere un credo culturale propagato nelle scuole (vedasi il modello dell’Alto Adige o delle regioni europee a statuto speciale), deve rappresentare la forza e l’identità culturale dei nostri cittadini.

Ricostruire il senso civico e la legalità! Occorre restituire autorevolezza alle forze pubbliche attraverso la valorizzazione delle operazioni a qualsiasi livello della società civile.

Prevedere premi di produttività per chi produce di più sia in termini di risultato ottenuto ponderato rispetto alla qualificazione delle operazioni anti repressive.

Occorre ridare fiducia e valore al lavoro dei Servizi di pubblica sicurezza.

Non servono incrementare i posti di polizia pubblica e urbana, occorre che ognuno faccia rispettare le regole.

Formazione e scuola da rivedere! Occorre ridare dignità e valore ai maestri e professore. Bisogna restituire alla società gli elementi culturali, formativi, di rigore e di metodo che oggi mancano totalmente.

Tutto ciò passa attraverso una revisione dei modelli e dei criteri di selezione e formazione del personale. Test e corsi di abilitazione inutili e anch’essi poco qualificanti.

Occorre ritornare ai famosi esami scritti e orali, ove il docente abbia adeguate conoscenze pedagogiche, matematiche, linguistiche, capace di ridare forma alla società civile del domani.

La famiglia è la crescita sociale e demografica! Serve ricredere al vero significato del nucleo familiare, caratterizzato dalla compresenza sia dell’uomo e principalmente della donna, come elemento questo portante per la crescita dei figli e della società del domani.

Occorre ripensare a qualificare la dignità lavorativa e reddituale delle casalinghe, qualificandone la loro posizione come un qualsiasi lavoro che porta reddito ed equità sociale. Sono necessari modelli di governace del lavoro femminile adeguati e ponderati al loro carico familiare. Non modelli che, data la necessità del lavoro anche per la donna, scoraggino la crescita demografica, vista la mancanza di servizi e di strumenti a supporto del lavoro femminile!

Questo innescherebbe meccanismi di crescita sociale e demografica che vanno anche supportati con una scuola pubblica efficiente e di adeguata qualità formativa.

Regolamentare gli accessi e chi accetta di vivere nel nostro paese lo fa consapevole di regole e di una cultura caratterizzante! Chiudere gli sbarchi, non entra in Sicilia ed in Italia più nessuno se non con criterio e regolamentazione. Non forme di razzismo, ma forme di integrazione regolamentata, onde evitare che di italiani non rimanga più nessuno, né in termini di ricchezza culturale né demografica.

Dai rifiuti creare economie! Tassazione alle stelle, criteri di attribuzione incoerenti nella sostanza (mq di abitazioni/singoli pensionati esempi emblematici)!

Anche in questo caso non è più possibile non intervenire.

Noi crediamo che la produzione dei rifiuti debba essere una risorsa, sia per chi la produce (in termini di detassazione) sia per chi la gestisce.

Sulla gestione occorre da subito rivedere il sistema. Non ATO ma gestione comunale dei rifiuti. Ogni Comune deve dotarsi del suo sistema di raccolta e smaltimento. Il conferimento deve diventare per il comune una risorsa. La parte differenziata deve essere venduta dal Comune ai sistemi di ritrasformazione.

Ciò genera un sistema virtuoso di denaro che andrebbe ad accrescere il risparmio e la cassa di tutti gli attori: cittadini, Comune e l’ente di raccolta.

Una macchina pubblica inefficiente, di poco valore aggiunto allo sviluppo e di bassa performance!

Cosa occorre fare? Riformulare l’attività della pubblica amministrazione finalizzata all’efficienza e alla performance dei risultati da raggiungere. Tempi ridotti nelle risposte, maggiori chiarezza nei processi decisionali, minore pressione amministrativa, più regolamenti e più controlli. Chi sbaglia paga, chi risulta performante ed efficiente va premiato con premi di produttività.

Dare un segnale chiaro, su chi fa e cosa fa e in che tempi deve fare. Dare un segnale chiaro alla gente che la macchina pubblica fa le regole alle quali si è obbligati a mantenere, senza bisogno di rimanere impantanati in permessi burocratici che spesso si trasformano in tempi lunghi e perdite di opportunità di ricchezza.

Con le regole la popolazione risponde coerentemente, perché è certa che qualcuno controlli attenendosi a regole precise, sorpassando tutti quegli atteggiamenti mafiosi classici e caratterizzanti di quanti sentono della propria poltrona pubblica un punto di imperio e di eccellenza della propria posizione.

La qualità siamo noi! Ma non solo all’estero ma nel nostro territorio! Chiunque lavora nel settore pubblico o privato, in qualsiasi ambito, se non produce e non presenta adeguati score di produttività (pesati sulla base di un serie di elementi di contesto, ambientale e familiare, non come sino ad oggi intesi) è fuori.

Insomma, o la gente lavora seriamente e comprende che il suo posto di lavoro è la sua missione di vita verso il prossimo, oppure va a zappare il proprio orto ammesso che ne sia capace!

Potrei scrivere fiumi di parole e di idee! Ce ne per tutti! Occorre rigore, conoscenza, volontà e forte identità.

Non politici per demagogie e balzelli di potere, ma politici che facciano policy!

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